Scholarly article on topic 'Efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci anticoagulanti orali rispetto al warfarin nella profilassi cardioembolica del paziente con fibrillazione atriale non valvolare. Più luci che ombre'

Efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci anticoagulanti orali rispetto al warfarin nella profilassi cardioembolica del paziente con fibrillazione atriale non valvolare. Più luci che ombre Academic research paper on "Health sciences"

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Academic research paper on topic "Efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci anticoagulanti orali rispetto al warfarin nella profilassi cardioembolica del paziente con fibrillazione atriale non valvolare. Più luci che ombre"

Italian Journal of Medicine (2012) 6, 153—169

ELSEVIER

Disponibile online all'indirizzo www.sciencedirect.com

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journal homepage: www.elsevier.com/locate/itjm

fc* Iralian Journal nf Müjidni!

RASSEGNA

Efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci anticoagulanti orali rispetto al warfarin nella profilassi cardioembolica del paziente con fibrillazione atriale non valvolare. Piu luci che ombre

Efficacy and safety of new oral anticoagulants compared with warfarin in cardioembolic prophylaxis of patients with non valvular atrial fibrillation. More lights than shadows

Luca Masottia'*, Mario Di Napolib, Walter Agenoc, Davide Imbertid, Daniel Godoye, Grazia Panigadaf, Niccolo Napolif, Giancarlo Landinig, Roberto Cappellih, Ido lori1, Domenico Priscoj, Giancarlo Agnellik

a UO Medicina Interna, Ospedale di Cecina, AUSL 6 Livorno b UOC Neurologia, Ospedale Generale San Camillo de' Lellis, AUSL Rieti cDipartimento di Medicina Clinica, Universitá dell'Insubria, Varese d UO Medicina Interna, Ospedale di Piacenza e Neurorianimazione, Sanatorio Pasteur, Catamarca, Argentina f UO Medicina Interna, Ospedale di Pescia, AUSL 3 Pistoia

g UO Medicina Interna, Ospedale Santa Maria Nuova, Azienda Sanitaria di Firenze h Centro Trombosi, Universitá degli Studi di Siena

i UO Medicina Interna, Arcispedale S.ta Maria Nuova, Azienda Ospedaliera di Reggio Emilia j Dipartimento di Area Critica Medico-Chirurgica, Universitá degli Studi di Firenze k Medicina Interna e Vascolare-Stroke Unit, Azienda Ospedaliera di Perugia

Ricevuto il 18 gennaio 2012; accettato il 13 febbraio 2012 disponibile online il 3 aprile 2012

KEYWORDS

Atrial fibrillation;

Stroke;

Dabigatran;

Summary

Introduction: The prophylaxis of thromboembolic events represents a key point in the modern management of patients with non valvular atrial fibrillation (AF), both paroxysmal and persistent/ permanent. Up to now, vitamin K antagonist (VKA) drugs are the first choice in thromboembolic

* Corrispondenza: UO Medicina Interna, Ospedale di Cecina, via Montanara, loc. Ladronaia - 57023 Cecina, Livorno. E-mail: luca.masotti@tin.it (L. Masotti).

1877-9344/$ — see front matter © 2012 Elsevier Srl. Tutti i diritti riservati. doi:10.1016/j.itjm.2012.02.001

prophylaxis. Their treatment limitations have lead to development and clinical experimental use of new molecules aimed to overcome their limits. The new oral anticoagulants, such as dabigatran, a direct inhibitor of thrombin or rivaroxaban and apixaban, direct inhibitors of activated factor X, have been compared to warfarin in randomized clinical phase three trials (RCTs) for thromboembolic prevention in patients with non valvular AF with the aim to demonstrate their non inferiority when compared to warfarin. The results of these trials have been recently published. In this article the authors review the results of efficacy and safety of these three more recently published large RCTs.

Conclusions: All RCTs, RE-LY for dabigatran, ROCKET-AF for rivaroxaban and ARISTOTLE for apixaban met the study end-points and demonstrated a good safety profile of each new oral anticoagulant, so promising a new era for thromboembolic prevention therapy in AF. © 2012 Elsevier Srl. All rights reserved.

Rivaroxaban; Apixaban.

Introduzione

La fibrillazione atriale (FA) rappresenta la più diffusa aritmia cardiaca nella popolazione generale e nella pratica clinica ospedaliera [1—3]. Studi di popolazione condotti alla fine degli anni Novanta negli Stati Uniti hanno evidenziato un tasso di prevalenza della FA nella popolazione generale dello 0,95%, con una stima di 2,3 milioni di americani affetti da FA [4,5]; in Europa, invece, la prevalenza nella popolazione generale sarebbe addirittura del 5,5%, come evidenziato nello studio effettuato a Rotterdam [6]. La prevalenza della FA aumenta con l'eta: i dati americani indicano che la prevalenza varia dallo 0,1% nei soggetti di eta < 55 anni al 9% nei soggetti di eta > 80 anni [4], mentre i dati europei indicano prevalenze variabili dallo 0,7% nella popolazione della fasciad'eta 55-60 anni al 17,8% nella popolazione di eta > 85 anni [6,7].

Negli ultimi trent'anni l'incidenza della FA e aumentata del 12% circa [5]; le stime previsionali indicano, inoltre, un ulteriore aumento esponenziale della prevalenza della FA nei prossimi cinquant'anni, con circa il 50% dei pazienti ultraot-tantenni affetti [4,5]. Nel 2050 si prevedono negli Stati Uniti, a seconda della stime, tra i 5,6 milioni [4] e i 12,1 milioni di soggetti affetti da FA mantenendo costante l'attuale inci-denza, ma il dato potrebbe salire a 16 milioni circa mantenendo costante l'attuale trend di incremento dell'incidenza [5].

La FA rappresenta più di un terzo delle aritmie cardiache riscontrabili nella pratica clinica ospedaliera [1]. In un recente studio osservazionale condotto nei reparti di Medicina Interna italiani (FALP Study) [8] la prevalenza di FA e risultata pari al 18,2% dei pazienti ricoverati.

La FA aumenta il rischio di tromboembolismo arterioso cerebrale (ictus ischemico cardioembolico) e sistemico [9,10]. L'incidenza di ictus ischemico e nell'ordine del 5% l'anno nei pazienti con FA, con un incremento del rischio di ictus di 2-7volte rispetto ai soggetti in ritmo sinusale [1—3]. Il rischio incrementa ulteriormente nella popolazione anziana. Sono ad alto rischio di tromboembolismo arterioso i pazienti ultrasettantacinquenni, con FA associata a stenosi mitralica severa, protesi valvolare meccanica, anamnesi positiva per pregresso evento cerebrovascolare embolico [1—3,11]. A rischio moderato sono i pazienti di sesso fem-minile, con ipertensione arteriosa, diabete mellito, scom-penso cardiaco congestizio con ridotta frazione di eiezione (< 40%) [1—3,11]. A basso rischio, ma sempre sostanziale, sono i soggetti di etù compresa tra i 65 e i 75 anni, con

malattia vascolare (cardiopatia ischemica, arteriopatia obliterante periferica) e quelli con tireotossicosi [1—3,11].

La valutazione del rischio tromboembolico nella fibrillazione atriale

Il rischio di tromboembolismo arterioso nei pazienti con FA puo essere calcolato mediante pratiche scale prognostiche, la piU diffusa delle quali è la CHADS2 [12], recentemente modificata nella CHA2DS2-VASC [1] (Allegato 1) e proposta dalla European Society of Cardiology (ESC) come scala pro-gnostica di riferimento per il calcolo del rischio tromboem-bolico [1]. Gli ictus ischemici cardioembolici hanno una prognosi peggiore rispetto a quelli aterotrombotici e lacunari [13,14]. La lesione ischemica, infatti, è generalmente piu estesa e ha un piu elevato rischio di trasformazione emorra-gica. Ne consegue un rischio di mortalita e disabilita in fase acuta, a 30 giorni e a 12 mesi, superiore rispetto agli altri sottotipi ictali [15]. La prevenzione del tromboembolismo arterioso cerebrale e sistemico rappresenta pertanto un punto fondamentale nel moderno approccio alla FA, sia parossistica sia persistente/permanente [1—3].

A oggi, gli antagonisti dalla vitamina K (Vitamin K Antagonist, VKA) hanno dimostrato di essere il presidio farmacologico piè efficace nella prevenzione dell'ictus ischemico cardioembolico e del tromboembolismo sistemico, costi-tuendo la prima scelta per la profilassi antitromboembolica nei pazienti con FA [1—3]. I farmaci VKA riducono il rischio relativo di ictus ischemico/embolismo sistemico del 64% (intervallo di confidenza al 95%, IC 95%: 49-74%) rispetto al placebo e del 39% (IC 95%: 19-53%) rispetto all'acido acetil-salicilico (ASA) [16]. Anche studi piè recenti, come il Birmingham Atrial Fibrillation Treatment of the Aged Study (BAFTA) e il Warfarin versus Aspirin for Stroke Prevention in Octage-narians (WASPO) confermano la superiorita dei farmaci VKA nei confronti dell'ASA nella profilassi antitromboembolica dei pazienti anziani con FA [17,18]. Il vantaggio nella profilassi antitromboembolica del paziente con FA èe comunque realmente evidente solo quando il tempo in cui l'International Normalized Ratio (INR) viene mantenuto nel range terapeutico (Time in Therapeutic Range, TTR) risulta almeno superiore al 40% [19]. L'ASA è considerato farmaco di seconda scelta nei pazienti con FA ad alto rischio tromboembolico, in quanto riduce il rischio relativo di ictus rispetto al placebo solamente del 19% (IC 95%: 1-35%) [16]. Gli studi Atrial fibrillation Clopidogrel Trial with Irbesartan for prevention

of Vascular Events-Warfarin (ACTIVE-W) [20] e ACTIVE-A (Atrial fibrillation Clopidogrel Trial with Irbesartan for Prevention of Vascular Events-Aspirin) [21], che hanno confron-tato l'associazione di ASA e clopidogrel rispettivamente contro warfarin e ASA da solo, hanno dimostrato che l'asso-ciazione di farmaci antiaggreganti piastrinici, sebbene riduca il rischio di tromboembolismo rispetto all'ASA da solo, non riduce il rischio di tromboembolismo cerebrale e/o sistemico rispetto ai farmaci VKA [20], determinando un aumento significativo delle emorragie sistemiche sia maggiori sia totali rispetto all'ASA da solo [21], con un tasso simile a quello dei VKA. E peraltro d'obbligo sottolineare come le differenze che emergono dallo studio ACTIVE-W siano particolarmente significative a favore di warfarin solo nei pazienti con TTR > 65%, mentre si riducono nettamente nei pazienti con TTR < 65% [22]. Il beneficio netto apportato dall'aggiunta di clopidogrel all'ASA potrebbe non essere significativo rispetto all'ASA da solo quando vengono valutati come endpoint la mortalité o l'associazione mortalita/disabilita dopo stroke ischemico o emorragico [23].

Le linee guida delle piu importanti Società Scientifiche Internazionali — ESC, American College of Cardiology (ACC), American Heart Association (AHA), Canadian Cardiovascular Society (CCS), American College of Chest Physicians (ACCP) [1—3,24] — e le linee guida italiane SPREAD sulla gestione dell'ictus [25] sono concordi nell'indicare i farmaci VKA come prima scelta nella profilassi primaria e secondaria dell'ictus nei pazienti con FA ad alto rischio tromboembolico (CHADS2 > 2). Nei pazienti con CHADS2 0-1 o laddove occorra stimare meglio il rischio embolico, l'ESC suggerisce di calco-lare il rischio con il CHA2DS2-VASC [1]. Se il punteggio à > 2 viene indicata la terapia con VKA, se e pari a 1 l'ESC indica VKA o ASA con lo stesso grado di raccomandazione, ma suggerisce di preferire i farmaci VKA. Infine, se il punteggio CHA2DS2-VASC e pari a 0 viene consigliata terapia con ASA 75325 mg oppure nessuna terapia, e quest'ultima opzione à da preferire in assenza di altri fattori di rischio [1]. L'associa-zione di ASA-clopidogrel al momento e consigliata, con basso grado di raccomandazione (IIB), solo dalle linee guida ame-ricane sul management della FA, recentemente aggiornate [26], in alternativa ai farmaci VKA nei pazienti a basso rischio di sanguinamento.

Nonostante negli ultimi anni sia notevolmente cresciuta la prescrizione dei farmaci VKA in questo contesto, tali farmaci presentano importanti limitazioni che ne condizionano l'uso e l'ulteriore diffusione, tanto da essere una classe farmacologica ancora nettamente sottoutilizzata nonostante le solide evidenze scientifiche [27—29]. Una metanalisi recen-temente pubblicata [27] dimostra che meno del 60% dei pazienti con FA ad alto rischio di eventi tromboembolici e in trattamento con farmaci VKA. In Italia, studi clinici dimo-strano che oltre il 50% dei pazienti con FA ad alto rischio tromboembolico non e trattato o e trattato con ASA o con VKA ma mantenendo valori di INR < 2,0 [28]. Altri studi eviden-ziano che la percentuale di pazienti affetti da FA che assu-mono farmaci VKA prima di un ictus cardioembolico oscilla tra il 13% [29] e il 27,2% [30], molti dei quali in range terapeutico non ottimale [29]. Sebbene i trial clinici dimo-strino come gli eventi ischemici cerebrali si verifichino in pazienti con valori di INRinferiori al range terapeutico [31], à da sottolineare che una percentuale non trascurabile di pazienti che assumono farmaci VKA sviluppa eventi ischemici

cerebrali nonostante una condotta terapéutica ottimale [32].

I fattori che possono determinare il sottoutilizzo dei farmaci VKA sono molteplici e legati alla loro scarsa maneg-gevolezza (múltiple interazioni farmacologiche, alla varia-bilita genetica del metabolismo, alla necessita di un tempo di induzione per raggiungere l'obiettivo terapeutico), alla scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti (necessitaa di monitoraggio laboratoristico frequente) nonché al basso indice terapeutico (rischio di emorragia) [33—36].

La valutazione del rischio emorragico nella fibrillazione atriale

I principali fattori che possono determinare un sanguina-mento in corso di terapia con farmaci VKA sono l'intensita dell'effetto anticoagulante, le caratteristiche intrinseche del paziente e la durata del periodo di trattamento [34]. Sebbene esistano differenti scale prognostiche per predire il rischio di emorragia, come l'HAS-BLEDo l'Anticoagulation and Risk Factors in Atrial Fibrillation (ATRIA) recentemente proposti (Allegato 2) [1,37], e da notare che molti fattori che predicono un aumentato rischio di emorragia sono allo stesso tempo fattori predittivi di un aumentato rischio tromboembolico, per cui risulta difficile nel singolo paziente decidere quale sia la giusta terapia e pesare concretamente il rapporto rischio/beneficio nella scelta terapeutica.

Inoltre, queste scale prognostiche non dovrebbero essere utilizzate come il solo criterio per decidere se iniziare o meno la terapia con farmaci VKA, ma dovrebbero essere comprese in una valutazione complessiva del paziente che tenga conto dello stato funzionale e cognitivo, della verosimile aderenza alla terapia, del rischio tromboembolico e della preferenza personale. Clinicamente e possibile usare questi modelli per valutare ''a priori'' i rischi e i benefici della terapia con farmaci VKA, aggiustando potenzialmente la dose, il tipo, la durata o la frequenza del monitoraggio INR. Tali valutazioni possono essere effettuate all'inizio della terapia e ripetute periodicamente nel corso della terapia.

In futuro, l'utilizzo di test genetici in grado di valutare il metabolismo epatico dei farmaci VKA, come per esempio la tipizzazione dei polimorfismi del citocromo P450, potra aiu-tare a identificare quei pazienti piu facilmente predisposti a complicanze emorragiche in corso di terapia con farmaci VKA.

I nuovi farmaci anticoagulanti: gli inibitori diretti della trombina (dabigatran) e del fattore Xa (rivaroxaban, apixaban)

Al fine di superare le predette limitazioni dei farmaci VKA, negli ultimi anni la ricerca farmacologica e clinica ha portato avanti lo studio e la sperimentazione clinica di nuove mole-cole attive sulla coagulazione, somministrabili per via orale, che potessero raggiungere almeno gli stessi risultati, rispetto ai farmaci VKA, in termini di efficacia nella prevenzione tromboembolica, con profili di sicurezza equivalenti [38]. Dopo il fallimento di ximelagatran — un anticoagulante orale inibitore diretto della trombina, immesso in commercio in

virtù degli ottimi risultati in termini di efficacia antitrombo-tica, ma successivamente ritirato a causa dell'epatotossicitù — negli ultimi anni nuovi anticoagulanti orali hanno raggiunto la sperimentazione clinica di fase III [38—42]. Grazie ai risultati positivi di efficacia e sicurezza nella profilassi del tromboembolismo venoso nei pazienti sottoposti a interventi di artroprotesi d'anca e di ginocchio, i nuovi farmaci anticoagulanti orali inibitori diretti della trombina (dabigatran) e del fattore Xa (rivaroxaban, apixaban) sono stati recente-mente confrontati con il warfarin in trial randomizzati e controllati (RCT) di fase III nella profilassi tromboembolica del paziente con FA non valvolare, con l'obiettivo di dimo-strarne la non inferioritaù in termini di efficacia e sicurezza rispetto al warfarin [39—42]. Le proprieta farmacocinetiche e dinamiche dei nuovi anticoagulanti orali sono riassunte nell'Allegato 3 [36].

I risultati degli RCT RE-LY (Randomized Evaluation of Long Term Anticoagulation Therapy) per dabigatran [39,40], ROCKET-AF (Rivaroxaban Once Daily Oral Direct Factor Xa Inhibition Compared with Vitamin K Antagonism for Prevention of Stroke and Embolism Trial in Atrial Fibrillation) per rivaroxaban [41] e ARISTOTLE (Apixaban for Reduction in Stroke and Other Thromboembolic Events in Atrial Fibrillation) per apixaban [42] sono stati recente-mente pubblicati. Per tutti e tre i farmaci (dabigatran, rivaroxaban e apixaban), confrontati con warfarin, eù stato raggiunto l'obiettivo principale di non inferioritù in maniera statisticamente significativa, in presenza di un ottimo profilo di sicurezza [39—42]

Gli studi RE-LY, ROCKET-AF e ARISTOTLE

Disegno, criteri di inclusione ed esclusione, definizione degli outcome, caratteristiche generali

Gli studi RE-LY, ROCKET-AF e ARISTOTLE sono tre trial clinici multicentrici, randomizzati, controllati che hanno valutato come obiettivo primario la non inferioritù in termini di efficacia e sicurezza di tre molecole ad azione anticoagulante orale — rispettivamente dabigatran, rivaroxaban e apixaban — nella profilassi antitrombotica dei pazienti con FA parossistica o persistente/permanente nei confronti del warfarin, il piu diffuso farmaco VKA [39—42]. Gli studi ROCKET-AF e ARISTOTLE hanno anche valutato l'ipotesi della superioritaù, rispettivamente, di rivaroxaban per il profilo di sicurezza durante la fase di trattamento (intention to treat) e apixaban, per il profilo sia di efficacia sia di sicurezza, nei confronti del warfarin [41,42]. All'interno del protocollo dello studio RE-LY, una volta dimostrata la non inferiorita, ci si prefiggeva inoltre di analizzare le eventuali superiorita. Lo studio RE-LY prevedeva la sommi-nistrazione in doppio cieco solo dei differenti dosaggi di dabigatran, mentre la somministrazione del warfarin avve-niva in aperto [39,40]. Gli studi ROCKET-AF e ARISTOTLE prevedevano la somministrazione in doppio cieco sia del farmaco di confronto sia del warfarin [41,42]. Nei tre RCT il warfarin ùe stato somministrato a un dosaggio tale da man-tenere i valori di INR nel range terapeutico raccomandato nei pazienti con FA non valvolare, cioe 2.0-3.0, con target 2.5 [39—42].

I tre RCT hanno confrontato complessivamente più di 28.000 pazienti trattati con i nuovi anticoagulanti orali (28.272) con oltre 22.000 pazienti trattati con warfarin (22.184) [39—42]. La differenza numerica e ascrivibile allo studio RE-LY, in cui sono stati confrontati tre bracci di trattamento di cui 2 trattati con dabigatran a dosaggi differenti (110 mg bis/diee 150 mg bis/die) e uno con warfarin [39,40]. Tutti e tre gli RCT hanno confrontato popolazioni omogenee di pazienti [39—42].

II disegno dei tre RCT, con i criteri di inclusione ed esclusione, e riassunto in tabella 1 [39—42].

Il disegno dello studio RE-LY prevedeva, come giù sotto-lineato, due dosaggi di dabigatran [39,40].

Quello dello studio ROCKET-AF prevedeva un dosaggio differenziato di rivaroxaban, ridotto nei pazienti con insufficienza renale moderata (20 mg in monosommini-strazione nel paziente non nefropatico e 15 mg nel nefropatico) [41].

Nello studio ARISTOTLE il dosaggio di apixaban era pari a 5 mg bis/die per la grande maggioranza di pazienti e a 2,5 mg bis/die nel 4,7% dei pazienti che presentavano almeno due delle seguenti caratteristiche: etù > 80 anni, peso < 60 kg, creatinina > 1,5 mg/dL [42].

I criteri di inclusione ed esclusione appaiono quindi sostanzialmente simili nello studio RE-LY [39,40] e nello studio ARISTOTLE [42], mentre sono in parte differenti nel ROCKET-AF [41]. La tabella 2 riassume i criteri utilizzati per la definizione del profilo di sicurezza emorragico. Nello studio RE-LY si differenziano le emorragie maggiori da quelle minori, peraltro scorporando nelle maggiori il sot-togruppo delle emorragie a rischio di vita (life-threatening) [39,40]; negli studi ROCKET-AF e ARISTOTLE sono state analizzate le emorragie maggiori, le emorragie non maggiori ma clinicamente rilevanti e le emorragie minori [41,42].

Gli obiettivi primari di efficacia e sicurezza appaiono analoghi nei tre RCT [39—42] (tab. 1). L'obiettivo primario di efficacia era rappresentato dalla somma degli ictus ische-mici ed emorragici e degli eventi tromboembolici sistemici. Per quanto riguarda l'obiettivo primario di sicurezza, esso era rappresentato dagli eventi emorragici maggiori; tuttavia nel ROCKET-AF ù stata considerata la somma degli eventi emorragici maggiori e dei non maggiori ma clinicamente rilevanti [41].

La tabella 3 sintetizza le caratteristiche generali dei pazienti inclusi nei tre RCT [39—42]. Esiste una sostanziale analogia tra di essi in termini di eta, sesso, durata del follow-up e alcuni fattori di rischio, tuttavia eù da sottolineare che nello studio ROCKET-AF il 100% dei pazienti presenta un punteggio CHADS2 > 2 [41], mentre negli studi RE-LY e ARISTOTLE le percentuali dei pazienti con punteggio CHADS2

> 2 ù, rispettivamente, del 67% e del 66% [39—42]. Nello studio ROCKET-AF l'87% dei pazienti ha un punteggio CHADS2

> 3 [41] rispetto al 32,6% e al 30,2% degli studi RE-LY e ARISTOTLE [39,40]. Tali differenze sono presumibilmente imputabili alla più elevata percentuale di pazienti con anam-nesi di pregresso TIA/ictus ischemico/tromboembolismo sistemico (54,9% vs 20% nel RE-LYe vs 19,2% nell'ARISTOTLE) o di pazienti affetti da scompenso cardiaco presenti nel ROCKET-AF (62,6% vs 32% nel RE-LY e vs 35,5% nell'ARISTOTLE [39—42]. Inoltre la percentuale di pazienti con FA parossistica appare significativamente maggiore nel

Tabella 1 Disegno, criteri di selezione e outcome primari di efficacia e sicurezza dei pazienti arruolati nei tre RCT.

Disegno dello studio

RE-LY (dabigatran) ROCKET-AF (rivaroxaban) ARISTOTLE (apixaban)

110 mg 2 volte/die o 150 mg 2 volte/die vs warfarin INR 2,0-3,0 20 mg 1 volta/die (15 mg 1 volta/die nei pazienti con insufficienza renale moderata, clearance della creatinina 30-50 mL/min) vs warfarin INR 2,0-3,0 5 mg 2 volte/die (2,5 mg 2 volte/die in pazienti con almeno due delle seguenti caratteristiche: eta > 80 anni, peso < 60 kg, creatinina > 1,5 mg/dL) vs warfarin INR 2,0-3,0

Criteri

Inclusione Esclusione

RE-LY (dabigatran) FA documentata all'ECG di screening o nei precedent' 6 mesi + almeno uno tra: ■ pregresso ictus o TIA ■ FE < 40% ■ Classe NYHA > 2 entro 6 mesi prima dello screening ■ età > 75 anni o ■ etaà 65-74 anni + diabete mellito, ipertensione arteriosa o malattia coronarica Eta < 18 anni Valvulopatia di grado severo Ictus nelle precedenti 2 settimane o ictus severo entro б mesi Condizioni predisponenti eventi emorragici Insufficienza renale severa (clearance della creatinina < 30 mL/min) Malattia epatica attiva Gravidanza

ROCKET-AF (rivaroxaban) FA documentata all'ECG + almeno uno tra: • pregresso ictus o TIA o embolia sistemica o almeno due tra: • scompenso cardiaco o FE < 35%, ipertensione arteriosa, diabete mellito, etàa > 75 anni Eta < 18 anni Stenosi mitralica significativa FA parossistica da causa reversibile Sanguinamento interno attivo Ictus con severa dosabilita Anamnesi di emorragia intracranica Patologie emorragiche Insufficienza renale severa (clearance della creatinina < 30 mL/min)

ARISTOTLE (apixaban) FA documentata all'ECG in 2 settimane non consecutive nei 12 mesi precedenti + almeno uno tra: ■ età > 75 anni ■ pregresso ictus o TIA o embolia sistemica ■ scompenso cardiaco nei precedenti 3 mesi o FE < 40% ■ diabete mellito ■ ipertensione arteriosa Eta < 18 anni FA da cause reversibili Stenosi mitralica moderato-severa Condizioni necessitanti anticoagulazione (es. protesi valvolari) Ictus nella settimana precedente Condizioni richiedenti un dosaggio di ASA > 1б5 mg oppure richiedenti ASA + clopidogrel Insufficienza renale severa (creatinina > 2,5 mg/dL o clearance della creatinina < 25 mL/min)

Outcome primario di efficacia

RE-LY (dabigatran) ROCKET-AF (rivaroxaban) ARISTOTLE (apixaban)

Somma di ictus ischemici ed emorragici ed eventi tromboembolici sistemici Somma di ictus ischemici ed emorragici ed eventi tromboembolici sistemici Somma di ictus ischemici ed emorragici ed eventi tromboembolici sistemici

Outcome primario di sicurezza

RE-LY (dabigatran) ROCKET-AF (rivaroxaban) ARISTOTLE (apixaban)

Emorragie maggiori Somma di emorragie maggiori e non maggiori ma clinicamente rilevanti Emorragie maggiori

RE-LY (32,4% vs 17,5% nel ROCKET-AF e vs 15,1% nell'ARISTO-TLE), mentre e minore la percentuale di pazienti ipertesi nello stesso studio rispetto agli altri [39—42]. Altri due aspetti, infine, sono da sottolineare (tab. 3): la pregressa

terapia con ASAvariabile dal 31,3% dell'ARISTOTLE al 3б,3% del ROCKET-AF al 39% del RE-LY all'inizio dello studio e la media trascorsa nel TTR, variabile dal 55% del ROCKET-AF al б2,2% dell'ARISTOTLE al б4% del RE-LY

Tabella 2 Definizione degli eventi emorragici nei tre RCT.

RE-LY (dabigatran) ROCKET-AF (rivaroxaban) ARISTOTLE (apixaban)

Emorragia Calo dell'emoglobina di almeno Emorragia fatale Emorragia fatale

maggiore 2 g/L Calo dell'emoglobina di almeno Calo dell'emoglobina

Emorragia richiedente almeno 2 g/L di almeno 2 g/L

2 unita Emorragia richiedente almeno Emorragia richiedente

di eritrociti concentrati o 2 unita di eritrociti concentrati almeno 2 unitá di

sangue intero o sangue intero eritrociti concentrati o

Emorragia sintomatica di un Emorragia sintomatica di un sangue intero

organo critico organo critico (cervello, midollo Emorragia sintomatica di

Emorragia life-threatening, spinale, occhio, torace, un organo critico

sottogruppo pericardio, peritoneo, (cervello, midollo

dell'emorragia maggiore retroperitoneo, articolazioni, spinale, occhio, torace,

caratterizzato da: tratto gastroenterico, peritoneo,

• emorragia fatale intramuscolare con sindrome retroperitoneo,

• emorragia intracranica compartimentale) articolazioni, tratto

sintomatica gastroenterico)

• calo dell'emoglobina di

almeno 5 g/L

• emorragia richiedente almeno

4 unita di eritrociti concentrati

o sangue intero o inotropi

o intervento chirurgico

Emorragia non Non considerata Emorragie evidenti non Emorragia richiedente:

maggiore ma classificabili come maggiori ma • ospedalizzazione

clinicamente richiedenti intervento medico, • trattamento

rilevante temporanea cessazione del farmacologico o

farmaco o ritardo nella chirurgico gestito dal

successiva somministrazione, medico

determinante dolore o • cambiamento

impedimenti nelle attivitá della farmacologico della

vita quotidiana terapia antitrombotica

Emorragia Tutte le altre Tutte le altre Tutte le altre

minore

Tabella 3 Caratteristiche generali della popolazione dei tre RCT.

RE-LY (dabigatran) ROCKET-AF (rivaroxaban) ARISTOTLE (apixaban)

Etaa (anni) 71,5 ± 8,5 (media) 73 (mediana) 70 (mediana)

Rapporto M/F (%) 64/36 60,3/39,7 64,5/35,5

Follow-up (mesi) 30 28 30

TTR (%, media) 64 55 62,2

CHADS2 > 2 (%) 67 100 66

CHADS2 > 3 (%) 32,6 87 30,2

Pregresso ictus/TIA (%) 20 54,9 (pregresso ictus/ TIA/embolia sistemica) 19,2

ASA al basale (%) 39,0 36,3 31,3

Pregresso infarto miocardico acuto (%) 16,8 16,6 14,5

Ipertensione arteriosa (%) 78,8 90,3 87,3

Diabete mellito (%) 23,2 40,4 25,0

Scompenso cardiaco (%) 32,0 62,6 35,5

FA parossistica (%) 32,4 17,5 15,1

FA permanente/persistente (%) 67,6 81,1 84,9

Risultati di efficacia

Tutti e i tre gli RCT hanno raggiunto l'obiettivo principale di efficacia. Dabigatran (110 mg bis/die: RR 0,90, IC 95% 0,741,10, p < 0,001; 150 mg bis/die: RR 0,66, IC 95% 0,52-0,81, p < 0,001), rivaroxaban (HR0,79, IC95%0,66-0,96, p < 0,001) e apixaban (HR 0,79, IC 95% 0,66-0,95, p = 0,01) risultano significativamente non inferiori al warfarin nella prevenzione dell'ictus ischemico e degli eventi tromboembolici nel paziente con FA non valvolare senza aumentare il rischio di ictus emorragico. Il rischio di tali eventi risulta rispettivamente dell'1,54%, 1,11%, 1,7% e 1,27% per anno di trattamento per dabigatran 110 mg bis/die e 150 mg bis/die, rivaroxaban e apixaban rispetto all'1,71%, 2,2%, 1,60% per warfarin negli studi RE-LY, ROCKET-AF e ARISTOTLE [39—42]. Dabigatran 150 mg bis/die, rivaroxaban e apixaban risultano superiori al warfarin in questo contesto. Il dosaggio di dabigatran 150 mg bis/die risulta superiore al warfarin nella prevenzione degli ictus ischemici (RR 0,76, IC 95% 0,59-0,97, p = 0,03), mentre dabigatran 110 mg bis/die, rivaroxaban e apixaban risultano non inferiori al warfarin nella profilassi dell'ictus ischemico.

La figura 1 mostra la riduzionedel rischio relativo (RRR) degli eventi tromboembolici emersi nei tre RCT. Complessivamente i nuovi anticoagulanti orali riducono il rischio relativo di eventi embolici cerebrali e sistemici e gli ictus emorragici di circa il 20%. Gli eventi ischemici cerebrali disabilitanti e fatali risultano significativamente inferiori per dabigatran 150 mg bis/die e apixaban rispetto al warfarin (il dato non e riportato per rivaroxaban), mentre non risultano differenze significative tra warfarin e dabigatran 100 mg bis/die.

I tre RCTevidenziano inoltre una RRR complessiva del 7,5% per tutte le cause di mortalita associata ai nuovi farmaci anticoagulanti orali (fig. 2), seppur solo ai limiti della

significativita statistica per apixaban (HR 0,89, IC 95% 0,810,98, p = 0,047). Dabigatran 150 mg bis/die e superiore al warfarin nella riduzione della mortalita per cause vascolari (RR 0,85, IC 95% 0,72-0,99, p = 0,04); dabigatran 110 mg bis/ die, rivaroxaban e apixaban risultano non inferiori al warfarin in questo contesto.

Risultati di sicurezza

I tre RCT dimostrano che i nuovi anticoagulanti orali non sono inferiori al warfarin nel profilo di sicurezza. Dabigatran al dosaggio di 110 mg bis/die e apixaban risultano significativamente superiori al warfarin nella riduzione degli eventi emor-ragici totali (nel RE-LY emorragie maggiori e minori, nel ROCKET-AF e in ARISTOTLE emorragie maggiori e non maggiori clinicamente rilevanti), maggiori e intracranici, mentre al dosaggio di 150 mg bis/die dabigatran riduce significativamente solo gli eventi emorragici minori e quelli intracranici, ma non quelli maggiori [39—42]. Rivaroxaban riduce significativamente le emorragie intracraniche, ma non presenta significative differenze rispetto al warfarin nello sviluppo di eventi emorragici maggiori e nella somma di emorragie maggiori e non maggiori clinicamente rilevanti [41]. La figura 3 riporta il rischio per 100 pazienti/anno di eventi emorragici totali, maggiori e intracranici nei tre RCT, mentre la figura 4 evidenzia la RRR, rispettivamente, di emorragie totali, maggiori ed emorragie intracraniche. Dabigatran 110 mg bis/die, rivaro-xaban e apixaban sono superiori al warfarin nel ridurre le emorragia fatali. Dabigatran al dosaggio di 150 mg bis/die (RR 1,48, IC 95% 1,18-1,85, p = 0,001) e rivaroxaban (3,2% vs 2,2%, p < 0,001) aumentano significativamente il rischio di emorragie gastrointestinali. La tabella 4 riassume i principali risultati di efficacia e sicurezza emersi nei tre RCT.

Figura 1 Riduzione del rischio relativo (RRR) di ictus ischemico ed emorragico e tromboembolismo sistemico dei nuovi anticoagulanti orali rispetto al warfarin.

Figura 2 Riduzione del rischio relativo (RRR) di mortalità per tutte le cause dei nuovi anticoagulanti orali rispetto al warfarin.

Figura 3 Incidenza di emorragie intracraniche, totali e maggiori per 100 pazienti/anno di trattamento nei tre RCT.

Discussione

I risultati degli RCTche hanno confrontato tre nuove molecole ad azione anticoagulante orale con il warfarin raggiungono l'obiettivo della dimostrazione di non inferiorita in termini di efficacia e sicurezza nella profilassi antitromboembolica del

paziente con FA non valvolare. Per alcuni endpoint analizzati, peraltro, i nuovi anticoagulanti orali sembrano essere superiori ai farmaci VKA. In particolare, gli studi di fase III dimostrano la superiorita dei nuovi anticoagulanti orali rispetto al warfarin nel prevenire l'endpoint combinato eventi tromboembolici ischemici (cerebrali e sistemici) ed emorragici cerebrali.

Figura 4 Riduzione del rischio relativo (RRR) di eventi emorragici totali, maggiori e intracranici dei nuovi anticoagulanti orali rispetto al warfarin.

Tabella 4 Sintesi dei principali risultati emersi negli studi di confronto tra nuovi farmaci anticoagulanti orali e warfarin.

RE-LY 110 mg RR (IC 95%I) RE-LY 150 mg RR (IC 95%) ROCKET-AF per protocollo HR (IC 95%) ARISTOTLE HR (IC 95%)

Ictus ischemico 1,11 (0,88-1,39) 0,7б (0,59-0,97)* 0,94 (0,75-1,17) 0,92 (0,74-1,13)

Endpoint combinato ictus ischemico, emorragico, embolismo sistemico 0,90 (0,74-1,10) 0,бб (0,52-0,81)* 0,79 (0,66-0,96)* 0,79 (0,66-0,95)*

Ictus disabilitante o fatale* 0,93 (0,72-1,21) 0,бб (0,50-0,87)* NR 0,71 (0,54-0,94)*

Mortalité per cause vascolari 0,90 (0,77-1,0б) 0,85 (0,72-0,99)* 0,89 (0,73-1,10) 0,89 (0,76-1,04)

Mortalité totale 0,91 (0,80-1,03) 0,88 (0,77-1,00) 0,85 (0,70-1,02) 0,89 (0,80-0,98)*

Emorragie totali 0,78 (0,73-0,83)* 0,91 (0,85-0,9б)* 1,03 (0,96-1,11) 0,71 (0,68-0,75)*

Emorragie maggiori 0,80 (0,70-0,93)* 0,93 (0,81-1,07) 1,04 (0,90-1,20) 0,69 (0,60-0,80)*

Emorragie fatali 0,58 (0,35-0,97)* 0,70 (0,43-1,14) 0,50 (0,31-0,79) NR (rischio apixaban 0,0037 vs rischio warfarin 0,0060)

Emorragie intracraniche 0,30 (0,19-0,45)* 0,41 (0,28-0,б0)* 0,67 (0,47-0,93)* 0,42 (0,30-0,58)*

Emorragie gastrointestinal 1,08 (0,85-1,38) 1,48 (1,18-1,85)' 3,2% vs 2,2%, p < 0,001 0,89 (0,70-1,15)

Beneficio netto: eventi vascolari, emorragie maggiori, mortalité 0,92 (0,84-1,01) 0,90 (0,82-0,99)*'§ NR 0,85 (0,78-0,92)*

NR = non riportato.

In corsivo endpoint a favore di warfarin. * p < 0,05.

§ Inclusi infarti del miocardio ed embolie polmonari.

Dabigatran 15О mg bis/die e risultato superiore al warfarin nel ridurre anche gli stroke ischemici come endpoint singolo.

Seppur dimostrando una riduzione del rischio relativo, tuttavia, i nuovi anticoagulanti orali non sembrano ridurre in maniera significativa la mortalita per tutte le cause rispetto ai farmaci VKA, con l'eccezione di apixaban che raggiunge questo obiettivo con una differenza ai limiti della significati-vita statistica; dabigatran a entrambi i dosaggi e rivaroxaban risultano non inferiori al warfarin su questo endpoint [39—42].

I risultati di questi RCT sembrano aprire la strada all'utilizzo dei nuovi anticoagulanti orali nella profilassi anti-tromboembolica del paziente con FA non valvolare anche in termini di prima scelta in tale ambito al pari dei farmaci VKA. Al momento, solo per dabigatran cio e gia stato recepito in un aggiornamento dalle linee guida americane, in cui il farmaco e raccomandato con grado IB (raccomandazione forte alla somministrazione derivante da un singolo trial) come alternativa al warfarin in pazienti con FA non valvolare emodina-micamente stabili con clearance della creatinina > 15 mL/ min e senza gravi alterazioni epatiche [43].

I nuovi anticoagulanti orali sembrano essere, oltre che non inferiori ai farmaci VKA, superiori all'ASA in questo contesto. Un recente RCT di fase III, AVERROES (Apixaban versus ASA to Prevent Stroke in Atrial Fibrillation Patients Who Have Failed or Are Unsuitable for Vitamin K Antagonist Treatment), ha confrontato uno dei tre nuovi anticoagulanti, l'apixaban, con ASA nella profilassi antitrombotica dei pazienti con FA che non potevano essere trattati con farmaci VKA per controindica-zioni assolute o relative [44]. Questo studio ha dimostrato che apixaban riduce del 55% il rischio relativo di tromboembolismo cerebrale e sistemico e del 18% il rischio relativo di morte per tutte le cause rispetto all'ASA al dosaggio di 81-324 mg, senza aumentare il rischio di emorragia maggiore (1,4 per 1ОО pazienti/anno nel gruppo apixaban vs 1,2 nel gruppo ASA, p = non significativa) e intracranica ^^per^ pazienti/anno in entrambi i gruppi, p = non significativa) [44].

E quindi verosimile, alla luce di questi risultati, l'inizio di una nuova era nella profilassi antitrombotica del paziente con FA non valvolare che vedra protagonisti i nuovi farmaci anticoagulanti orali.

Problematiche aperte

Nonostante i promettenti risultati derivanti dagli RCT sopra descritti, e tuttavia importante sottolineare che molti aspetti restano da chiarire e molte domande non hanno ancora trovato risposte definitive. Nel seguito se ne espon-gono alcune.

Come confrontare tra loro i nuovi farmaci anticoagulanti orali e quale scegliere nella pratica clinica?

Lo scopo della presente revisione e fornire un'analisi dei risultati degli RCT relativi alla profilassi antitromboembolica dei pazienti con FA non valvolare con nuovi anticoagulanti orali confrontati con il warfarin. Fermo restando che nella pratica clinica ogni clinico valutera la scelta di un nuovo anticoagulante orale sulla base delle proprie conoscenze ed esperienze e dei risultati derivanti dalla diffusa applicazione nella vita reale dei nuovi farmaci, al momento non sembra possibile fornire indicazioni sulla superioritè di un farmaco rispetto a un altro

alla luce degli RCT di fase III. In effetti, benché i disegni degli studi siano in parte simili, alcune caratteristiche delle popo-lazioni in oggetto appaiono differenti e pertanto i dati di efficacia e sicurezza devono essere letti con molta cautela quando l'obiettivo è quello di paragonare un nuovo anticoagulante con un altro. Se da un lato, infatti, nello studio RE-LYla stessa molecola a dosaggi differenti ha ottenuto risultati diversi di efficacia (il dosaggio di 150 mg 2 volte/die e superiore in termini di riduzione del rischio embolico rispetto al warfarin e al dosaggio di 110 mg 2 volte/die) e di sicurezza (il dosaggio di 150 mg 2 volte/die si associa a un piu alto rischio emorragico rispetto al dosaggio 110 mg 2 volte/die, ma non rispetto al warfarin di cui e superiore a eccezione del rischio emorragico gastrointestinale) [39,40], dall'altro lato sarebbe azzardato estrapolare come dato assoluto il maggior rischio emorragico, rispetto alle altre nuove molecole anticoagulanti, di rivaroxaban, che peraltro ha un ottimo profilo di efficacia (RRRdi eventi embolici pari al 20,5%, inferiore solo a quello di dabigatran 150 mg bis/die) [41].

Come gia sottolineato, la popolazione inclusa nel ROCKET-AF ha caratteristiche intrinseche che potrebbero elevare il rischio emorragico, dal momento che l'87% di essa ha un punteggio CHADS2 > 3 contro poco piu del 30% degli altri due RCT [41]. Una recente analisi post hoc del RE-LYpotrebbe altresi confermare questa ipotesi, dal momento che essa evidenzia come il rischio embolico, emorragico e di mortalita, sia vascolare che per tutte le cause, aumenti in maniera esponenziale all'aumentare del punteggio CHADS2, pur man-tenendosi l'obiettivo di non inferiorita di dabigatran a entrambi i dosaggi su warfarin per gli endpoint sopra conside-rati [45]. In particolare, nei pazienti con score CHADS2 > 2 entrambi i dosaggi di dabigatran perderebbero gran parte del loro beneficio in termini di emorragie maggiori, con una RRRdel dosaggio 110 mg bis/die che passa dal 20% al 12%, e al dosaggio di 150 mg bis/die si ha addirittura un vantaggio del warfarin, con una RRR del farmaco VKA che va da —7% a + 46%. In questi pazienti (score CHADS2 > 2) non si perde comunque il vantaggio nella RRR di emorragie intracraniche, che rimane sostanzial-mente invariata (72% vs 70%) al dosaggio 110 mg bis/die, ma si riduce al 17,8% vs il 59% emerso nel dato complessivo (score CHADS2 0-6) per il dosaggio 150 mg bis/die [45]. Non sono disponibili dati che forniscano, nei tre RCT, il rischio emorragico dei pazienti mediante score, quali l'HAS-BLED o altri.

Occorre altresi sottolineare che la scelta del singolo nuovo anticoagulante dovrebbe essere ponderata anche sulla base delle caratteristiche farmacodinamiche e farmacocinetiche dello stesso. E evidente che nei pazienti con insufficienza renale moderata (clearance della creatinina 30-50 mL) potrebbero essere privilegiati rivaroxaban o apixaban, che sono escreti in forma attiva per via renale solo per un terzo, mentre il dabigatran è eliminato quasi interamente per via renale. E comunque opportuno sottolineare che nello studio RE-LY non sono stati esclusi pazienti con tale ridotta funzio-nalita renale. In ogni caso in questa condizione di ridotta funzionalita renale si dovrebbero considerare dosi ridotte dei nuovi farmaci e andrebbero attentamente monitorati i valori di creatinina, specie nei pazienti in cui se ne preveda il declino. E degno di nota che, nel ROCKET-AF, l'aggiustamento posologico nei pazienti con insufficienza renale moderata (15 mg anziché 20 mg) — popolazione a rischio aumentato di eventi sia embolici sia emorragici — ha comportato comunque il raggiungimento della non inferiorita rispetto

al warfarin per quanto riguarda sia l'efficacia sia la sicurezza

[46]. Per il dabigatran vengono consigliate riduzioni del dosaggio nel paziente ultraottantenne.

In ultima analisi la risposta al quesito iniziale dovra provenire da studi di confronto tra i nuovi anticoagulanti orali. Al momento attuale gli autori del presente articolo ritengono che non sia possibile fornire una risposta obiettiva al quesito posto sulla scorta degli studi RE-LY, ROCKET-AF e ARISTOTLE.

La non inferiorita deinuovi anticoagulantiorali persiste neipazientiin terapia con farmaciVKA adeguatamente condotta?

Un'analisi dello studio RE-LY sembra dimostrare che, dopo suddivisione dei pazienti in quartili in base al TTR (< 57,1%, 57,1-б5,4%, б5,5-72,б%, > 72,б%), il beneficio netto di dabigatran nei confronti di warfarin potrebbe ridursi, rimanendo comunque sempre a favore di dabigatran nei pazienti con controllo ottimale dell'INR rappresentato da un TTR > 72,б%

[47], fermi restando i benefici pratici (controllo dell'INR, interazioni con la dieta, ecc. Nel ROCKET-AF la non inferiorita di rivaroxaban su warfarin si manterrebbe anche nel quartile TTR б5,7-100% (HR 0,77, IC 95% 0,49-1,12) [48]. Rimangono in ogni modo da stabilire la reale fattibilità di un tale livello di aderenza alla terapia nella pratica clinica e il reale beneficio in termini di farmacoeconomia.

Com'è controllabile l'aderenza alla terapia con i nuovi farmacianticoagulantiorali? Non necessitano realmente di un controllo di laboratorio?

Una delle principali difficolta potenzialmente riscontrabili nella futura utilizzazione dei nuovi farmaci anticoagulanti orali attiene all'aderenza alla terapia, facilmente valutabile con i farmaci VKA mediante il dosaggio dell'INR. I nuovi farmaci anticoagulanti orali hanno, tra le loro caratteristiche farma-cocinetiche efarmacodinamiche, la proprietà di presentare un profilo dose-risposta costante e, pertanto, sono stati studiati clinicamente in assenza di un controllo specifico di laboratorio. Il tempo di trombina su plasma diluito e il tempo di coagula-zione da ecarina sembrano essere i test migliori per valutare l'attivita anticoagulante del dabigatran, ma al momento sono di difficile applicazione nella pratica quotidiana. Il tempo di tromboplastina parziale attivato (aPTT) à un test ampiamente disponibile e puo offrire un'approssimativa indicazione del-l'intensita dell'anticoagulazione raggiunta con dabigatran, specie nei pazienti con sanguinamento in atto o ad alto rischio di sanguinamento; va ribadito che la sensibilita dell'aPTTà molto limitata e, quindi, il test non garantisce una precisa quantificazione dell'effetto anticoagulante di dabigatran, specie in caso di eccessivi livelli plasmatici del farmaco. I test perl'attivitàanti-Xae, limitatamente al rivaroxaban, il tempo di protrombina (PT) sembrano invece essere i metodi piuadatti per valutare l'attivita anticoagulante degli inibitori del fattore Xa [33,38,49,50]. L'applicazione di test di laboratorio per il monitoraggio dell'effetto anticoagulante dei nuovi farmaci potrebbe essere considerata in alcune particolari situazioni cliniche già menzionate come, per esempio, in caso di eventi emorragici o nelle situazioni in cui sia necessario sapere con precisione se il paziente eà aderente alla terapia (eventi embolici, necessitàa di interventi chirurgici o necessitàa di sospendere la terapia, ecc). Sono ancora allo studio metodiche

di laboratorio, piu sensibili e se possibile specifiche, finalizzate a questo obiettivo [51—54]. Ù quindi fondamentale educare i pazienti all'assunzione dei nuovi farmaci in maniera scrupo-losa e costante, cosí com'e fondamentale un periodico follow-up clinico di questi pazienti.

Che cosa fare nel caso diun paziente con nuova evidenza di FA e non ancora in trattamento con farmaci VKA? E nei pazienti gièa in trattamento con farmaciVKA è consigliabile la loro prosecuzione o l'eventuale passaggio ainuovi farmaci? Le risposte a tali quesiti sono particolarmente difficili e rappresenteranno una sfida per il clinico. Nei pazienti con FA di nuova diagnosi e non precedentemente trattati con VKA, à suggerito il trattamento come prima scelta con i nuovi farmaci anticoagulanti orali soprattutto nei soggetti ad alto rischio tromboembolico ed emorragico (CHA2DS2-VASC > 3 e HAS-BLED > 3). Le comorbilità, i concomitanti trattamenti con altri farmaci potenzialmente interferenti con enzimi implicati nel metabolismo del warfarin, potrebbero influenzare sia la decisione di intraprendere/non intraprendere il trattamento con nuovi farmaci anticoagulanti orali, sia la scelta del singolo nuovo anticoagulante orale. Sarà pertanto da ponderare con attenzione il dabigatran nei pazienti con insufficienza renale moderato-severa, mentre in tale situa-zione rivaroxaban e apixaban potrebbero rappresentare, come già sottolineato, la prima scelta date le loro proprietà farmacodinamiche [55,5б]. Nel paziente che lamenta dispepsia o che ha problematiche di cardiopatia ischemica dabi-gatran potrebbe trovare minore indicazione, cosí come nei pazienti ad alto rischio di sanguinamento gastrointestinale dabigatran e rivaroxaban dovrebbero essere ben ponderati. L'associazione dei nuovi anticoagulanti orali con altri farmaci antitrombotici, come gli antiaggreganti piastrinici, potrebbe determinare un incremento degli eventi emorragici — come dimostrato dagli studi APPRAISE (Apixaban for Prevention of Acute Ischemic and Safety Events) I e II con apixaban nel paziente con sindrome coronarica — e dovrebbe, quindi, essere attentamente valutata [57,58].

Milioni di persone sono attualmente in terapia con i farmaci VKA; esse potranno disporre di un'alternativa farmacologica altrettanto efficace e sicura, ma la scelta di passare/non passare alla nuova terapia dovraà essere perso-nalizzata sul singolo caso. I pazienti con scarsa aderenza alla proposta terapeutica, con labilita dei valori di INR o scarso controllo qualitativo della terapia con i farmaci VKA, oppure coloro che hanno avuto eventi tromboembolici o emorragici nel corso dell'assunzione di farmaci VKA o hanno un alto rischio trombotico, potranno essere candidati alla terapia con i nuovi anticoagulanti orali [55,5б]. Altre categorie di pazienti potenzialmente da convertire ai nuovi anticoagu-lanti orali potrebbero essere quelli in cui il disagio o le difficoltàa individuali o logistiche nel monitoraggio laborato-ristico dell'INR siano chiaramente evidenti (pazienti giovani, professionisti, pazienti isolati al domicilio o per i quali esistono problemi logistici nella pianificazione del monito-raggio, ecc.) o coloro per i quali le interazioni farmacologiche e/o dietetiche potrebbero influire negativamente sulla qua-lità di vita e sull'efficacia/sicurezza terapeutica dei farmaci VKA [55,5б]. I pazienti in terapia con VKA con un controllo qualitativo ottimale (TTR > 75%), soprattutto se a basso rischio trombotico (CHA2DS2-VASC < 2) ed emorragico

(HAS-BLED < 3), potranno essere indirizzati alla prosecuzione della stessa. Occorre altresi richiamare l'attenzione sul fatto che la gran parte degli eventi emorragici che avvengono in corso di terapia con farmaci VKA, si verifica in pazienti all'interno dell'intervallo terapeutico e d'altro canto, come gia evidenziato, una quota non trascurabile di pazienti che assumono VKA è colpita da eventi embolici pur in presenza di un adeguato INR [29,3О,59,6О]. In definitiva, risulta oltre-modo difficile prendere una posizione al fine della riduzione degli eventi embolici o emorragici basandosi sulla qualitaè del controllo della terapia con VKA.

Qual è il rapporto costo/beneficio deinuovi anticoagulanti orali?

Le differenze geografiche e di organizzazione dei vari Sistemi Sanitari Regionali determinano una discrepanza nella valu-tazione del rapporto rischio/beneficio. Se è ovvio che il costo del farmaco eè sicuramente superiore per i nuovi anticoagu-lanti orali, al momento, risulta difficile soprattutto la stima dei costi indiretti, ascrivibili primariamente al costo del monitoraggio laboratoristico comprensivo della componente medica, della componente strumentale vera e propria e dei costi relativi alla riduzione/gestione degli eventi embolici/ emorragici. Gli studi clinici di farmacoeconomia a oggi pub-blicati sembrerebbero comunque indirizzare verso un favo-revole rapporto costo/beneficio per i nuovi anticoagulanti orali [61—63], specialmente nei pazienti ad alto rischio e in coloro per i quali la qualitè del controllo dell'INR risulti scarsa (TTR < 57%) [64].

Come comportarsi per la terapia di ricoagulazione urgente ''reversal therapy''?

Una delle principali, possibili limitazioni all'uso dei nuovi anticoagulanti orali potrebbe essere costituita dalla man-canza di antidoti specifici in presenza di un evento emorra-gico, specie se maggiore o a rischio di vita, in pazienti che assumono tali farmaci. è ben nota, seppur assolutamente sottoutilizzata, la possibilitaè di effettuare efficacemente e prontamente una terapia di ricoagulazione urgente dei farmaci VKA mediante l'infusione endovenosa di concentrato di complesso protrombinico (CCP), plasma fresco congelato (PFC) e vitamina K1 [65,66]. A oggi non è ancora possibile disporre di un antidoto specifico per la terapia di ricoagula-zione urgente dei nuovi anticoagulanti orali [67]. Studi sperimentali condotti su animali dimostrano che il pretrat-tamento con i nuovi anticoagulanti orali non si associa a espansione significativa dell'emorragia cerebrale provocata [68], a differenza di quanto avviene con i farmaci VKA condizionandone la prognosi negativa [69]. Tale aspetto deve essere valutato e approfondito nella pratica reale, dal momento che non sono ancora stati pubblicati studi relativi alle caratteristiche cliniche delle emorragie intracraniche né maggiori che interessano altri organi critici (peritoneo, retro-peritoneo, torace, apparato gastroenterico ecc.).

Vale la pena sottolineare come, anche nelle emorragie intracraniche associate a farmaci antiaggreganti piastrinici, siano privilegiate solo le misure di supporto, medico-conservative o chirurgiche, ignorando potenziali strategie terapeu-tiche (la trasfusione di concentrati piastrinici e/o l'infusione di desmopressina) attualmente disponibili seppur con un basso grado di raccomandazione [7О,71]. Studi recenti che hanno

valutato l'effetto dei CCP nella ricoagulazione urgente dei soggetti trattati con i nuovi anticoagulanti orali hanno portato a risultati discordanti. Se da un lato, in volontari sani, la ricoagulazione mediante CCP durante terapia con rivaroxaban èe testimoniata dalla normalizzazione dei parametri coagula-tivi [72], dall'altro lato il CCP non sembra avere effetto emostatico in ratti pretrattati con rivaroxaban e sottoposti a sanguinamento splancnico [73]. Occorre peraltro sottoli-neare che il CCP sembra non determinare la normalizzazione dei parametri coagulativi in volontari sani trattati con dabiga-tran [72]. Pertanto si è ancora lontani dal disporre di uno o piu antidoti specifici per i nuovi anticoagulanti orali, particolar-mente indicati nelle emorragie maggiori o a rischio di vita. In attesa di ulteriori sperimentazioni cliniche, a oggi vengono consigliati per la ricoagulazione urgente dei farmaci inibitori diretti della trombina, PFC, fattore VII ricombinante attivato (FVIIra), i CCPattivati (cosiddetti FEIBA) utilizzati nel paziente emofilico che sviluppa inibitori del fattore VIII, oppure, in ultima analisi, tecniche emodialitiche [72,73]. Per la ricoagu-lazione urgente degli inibitori del fattore Xa sono consigliati CCP, FEIBA, PFC o FVIIra [74,75]. Nelle emorragie minori, la sospensione del farmaco, potrebbe essere sufficiente data la breve emivita dei nuovi anticoagulanti orali [74,75].

Conclusioni

Gli studi RE-LY, ROCKET-AF e ARISTOTLE dimostrano che i nuovi anticoagulanti orali possono costituire un'alternativa efficace e sicura al warfarin nella profilassi tromboembolica del paziente con FA non valvolare. La prossima diffusione di questi farmaci permetterè di confermarne la validitè nella pratica clinica reale e di fornire risposta alle diverse pro-blematiche non ancora risolte.

Nota aggiuntiva

Gli autori precisano che dopo l'invio e l'accettazione del presente manoscritto sono state pubblicate le nuove linee guida ACCP IX Edizione 2О12 [76]. Queste raccomandano di effettuare la stima del rischio tromboembolico mediante lo score CHADS2. Le nuove linee guida ACCP IX Edizione racco-mandano dabigatran o VKA con INR target 2.5 nel paziente con FA ad alto rischio tromboembolico (CHADS2 > 2) (grado IA). In questa tipologia di pazienti le nuove linee guida suggeriscono di preferire dabigatran 15О mg bis/die ai VKA (grado IIB). Nei pazienti ad alto rischio tromboembolico che non sono suscettibili alla o che rifiutano la terapia con anticoagulante orale con dabigatran o VKA, le linee guida ACCP IX Edizione raccomandano di preferire l'associazione ASA-clopidogrel piuttosto che ASA da solo (grado IB) [76]. Nel paziente a rischio tromboembolico intermedio (CHADS2 = 1) viene suggerito di preferire terapia anticoagulante orale con dabigatran 15О mg/bis/dieoVKA con INR target 2.5 rispetto a nessuna terapia (grado IB) e rispetto all'associazione ASA-clopidogrel od ASA 75-325 mg da solo (grado IIB). Nei pazienti a rischio intermedio che non sono suscettibili alla o che rifiutano la terapia con anticoagulante orale con dabigatran o VKA, viene raccomandato di preferire l'associazione ASA-clopidogrel piuttosto che ASA 75-325 mg da solo (grado IIB). Infine nel paziente a basso rischio tromboembolico (CHADS2 = О)

le nuove linee guida ACCP raccomandano nessuna terapia antitrombotica o ASA al dosaggio 75-325 mg (grado IIB) [76].

Deve essere peraltro sottolineato che gli Autori delle nuove linee guida ACCP 2012, al momento della loro stesura, non hanno preso in considerazione rivaroxaban ed apixan come potenziali opzioni terapeutiche perche ancora non autorizzati dagli Enti regolatori (Food and Drug Administration, FDA) per questa indicazione [76].

Conflitto di interessi

Luca Masotti, Mario Di Napoli, Davide Imberti, Daniel Godoy, Grazia Panigada, Niccolo Napoli, Giancarlo Landini, Roberto Cappelli dichiarano di non avere nessun conflitto di interessi.

Walter Ageno dichiara di aver partecipato a advisory board organizzati da Bayer Schering Pharma e BMS/Pfizer e di aver ricevuto compensi per relazioni a congressi da Bayer Schering Pharma, BMS/Pfizer e Boheringer Ingelheim.

Ido Iori dichiara di aver ricevuto compensi per advisory board da Boheringer Ingelheim Italia e da Pfizer.

Domenico Prisco dichiara di aver ricevuto compensi per letture e advisory board da GSK, Bayer Schering Pharma e Daiichi Sankyo.

Giancarlo Agnelli dichiara di aver ricevuto compensi per letture e advisory board da Bayer Schering Pharma, BMS/ Pfizer e Boheringer Ingelheim.

Allegato 1. CHADS2 e CHA2DS2-VASC

chads2

Lettera dell'acronimo Variabile Punteggio

C Congestive heart failure 1 punto

H Hypertension 1 punto

A Age > 75 years 1 punto

D Diabetes 1 punto

S2 Prior Stroke/TIA 2 punti

Rischio annuale di ictus/embolismo sistemico

0 1,9%

1 2,8%

2 4,0%

3 5,9%

4 8,5%

5 12,5%

б 18,2%

CHA2DS2-VASC

C Congestive heart failure 1 punto

H Hypertension 1 punto

A2 Age > 75 years 2 punti

D Diabetes 1 punto

S2 Prior Stroke/TIA 2 punti

V Vascular diseases 1 punto

A Age 65-74 anni 1 punto

SC Sex Category (female) 1 punto

Rischio annuale di ictus/embolismo sistemico

1 1,3%

2 2,2%

3 3,2%

4 4,0%

5 6,7%

6 9,8%

7 9,6%

8 6,7%

9 15,2%

Allegato 2. Stima del rischio emorragico: score HAS-BLED e ATRIA

HAS-BLED

Un punteggio > 3 identifica pazienti con un rischio di emorragia a 12 mesi > 3,5%

Lettera dell'acronimo Variabile Punteggio

H Hypertension (ipertensione arteriosa) 1

A Abnormal renal and liver function (anormale funzione epatica e renale) 1 o 2

S Stroke (ictus) 1

B Bleeding (sanguinamento precedente) 1

L Labile INRs (INR labile) 1

E Elderly (etàa > б5 anni) 1

D Drugs and alchool (farmaci e alcol) 1 o 2

ATRIA (Anticoagulation and Risk Factors in Atrial Fibrillation)

Variabile Punteggio

Anemia 3

Insufficienza renale severa 3

Etaà > 75 anni 2

Precedente sanguinamento 1

Ipertensione arteriosa 1

Classificazione del rischio Rischio di eventi

emorragici per anno

di trattamento

0-3 Basso 0,8%

4 Intermedio 2,б%

5-10 Alto 5,8%

Allegato 3. Proprieta farmacocinetiche e farmacodinamiche dei nuovi anticoagulanti orali

Dabigatran Rivaroxaban Apixaban

Profarmaco Dabigatran etexilato No No

Peso molecolare 628 kD profarmaco (etexilato) 471 kD farmaco 43б kD 4б0 kD

Emivita plasmatica 7-9 ore dopo la prima dose 12-14 ore dopo multiple dosi 9 ore in giovani-adulti 12 ore in anziani > 75 anni 12 ore

Tempo impiegato per raggiungere la concentrazione massima (Cmax) 0,5-2 ore 2-4 ore 3 ore

Biodisponibilitá 6,5% > 80% > 50%

Via di eliminazione Renale 85% Renale бб%, di cui il 33% immodificato Bilio-fecale 35% Renale 25% Fecale 75%

Legame con proteine plasmatiche 35% 90% 85%

Volume di distribuzione 60-70 L 0,б-1,5 L/kg 0,3 L/kg

Metabolismo del citocromo P450 No Sí Sí

Interazione con il cibo No No No

Interazione con farmaci Inibitori e induttori di glicoproteina P, amiodarone, verapamil, chinidina, claritromicina Inibitori o induttori di CYP3A4 e glicoproteina P (ketokonazolo, itraconazolo, ritonavir, rifampicina, fenitoina, carbamazepina) Inibitori o induttori di CYP3A4 e glicoproteina P (ketokonazolo, itraconazolo, ritonavir, rifampicina, fenitoina, carbamazepina)

Frequenza di somministrazione 2 volte/die 1 volta/die 2 volte/die

Sicurezza in gravidanza No No No

Antidoto PFC? FEIBA? FVIIra? Dialisi? CCP? FEIBA? PFC? FVIIra? CCP? FEIBA? PFC? FVIIra?

Legenda: PFC = plasma fresco congelato; FEIBA = complesso protrombinico attivato (misurato in unitù Feiba); FVIIra = fattore VII ricombinante attivato; CCP = concentrato di complesso protrombinico.

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