Scholarly article on topic 'Porpora trombotica trombocitopenica (PTT) o sindrome di Moschowitz: una vera urgenza ematologica'

Porpora trombotica trombocitopenica (PTT) o sindrome di Moschowitz: una vera urgenza ematologica Academic research paper on "Animal and dairy science"

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Academic research paper on topic "Porpora trombotica trombocitopenica (PTT) o sindrome di Moschowitz: una vera urgenza ematologica"

Italian Journal of Medicine (2011) 5, 227—237

ELSEVIER

Disponibile online all'indirizzo www.sciencedirect.com

SciVerse ScienceDirect

journal homepage: www.elsevier.com/locate/itjm

RASSEGNA

Porpora trombotica trombocitopenica (PTT) o síndrome di Moschowitz: una vera urgenza ematologica

Thrombotic thrombocytopenic purpura (TTP) or Moschowitz syndrome: a true hematologic emergency

Deborah Melisa, Gianluca Michelisb, Marcello Brignoneb, Marina Cavaliereb, Rodolfo Tassarab'*

a Scuola di Specializzazione in Medicina Interna, Universita degli Studi di Torino bSC Medicina Interna (Direttore: Dr. Rodolfo Tassara), ASL 2 Savonese, Ospedale ''San Paolo'', Savona

Ricevuto l'8 gennaio 2010; accettato il 7 maggio 2010 disponibile online il 5 agosto 2010

KEYWORDS

Thrombotic

thrombocytopenic

purpura;

Hemolytic anemia; Thrombocytopenia; Thrombotic microangiopathy.

Summary

Introduction: Thrombotic thrombocytopenic purpura (TTP) is a thrombotic microangiopathy caused by congenital or inherited disorders involving the processing of the ultra-large forms of von Willebrand factor. As a result, platelet-rich microthrombi form in the small arterial vessels of various organs, particularly those of the brain, heart, and kidneys. The idiopathic autoimmune form of TTP is the most common. There are various subgroups of acquired TTP associated with HIV infection, sepsis, pregnancy, autoimmune disease, various disseminated malignancies, and drugs. If not promptly treated, TTP is associated with high mortality, making it a true medical emergency.

Materials and methods: The article is based on a review of the literature published between January and October of 2009. Its aim is to clarify the diagnosis, treatment, and follow-up of TTP. Results: Diagnostic criteria include the presence of microangiopathic hemolytic anemia associated with thrombocytopenia in the absence of other obvious causes. Assays of ADAMTS13 activity and titration of acquired antibodies against this enzyme are indicated in the follow-up of disease and as prognostic indicators. Treatment centers around daily plasma exchange associated with immunosuppressant drug therapy, particularly steroids and more recently the monoclonal anti-CD20 antibody rituximab.

Discussion: Despite improved treatment, TTP is still associated with significant mortality (10-20%), particularly when plasma exchange is initiated late. Relapse also occurs in a

* Corrispondenza: Dipartimento di Medicina Interna, via Genova 30 - 17100 Savona. E-mail: r.tassara@asl2.liguria.it (R. Tassara).

1877-9344/$ — see front matter © 2010 Elsevier Srl. Tutti i diritti riservati. doi:10.1016/j.itjm.2010.07.004

substantial proportion of patients (10-40%) although the frequency of this outcome may be reduced by rituximab therapy. © 2010 Elsevier Srl. All rights reserved.

Introduzione Caso clinico

Paziente femmina, 38 anni, anamnesi patologica remota negativa per patologie di rilievo. In terapia con estroproge-stinico. Due gravidanze a termine. Giunge alla nostra osser-vazione per la comparsa di ecchimosi alle braccia associate a piastrinopenia e febbre. I primi esami di laboratorio esclu-dono una forma autoimmune di piastrinopenia. Successive indagini confermano la presenza di anemia emolitica, insuf-ficienza renale moderata e progressivo peggioramento della trombocitopenia. Allo striscio periferico, evidenza di raris-simi schistociti. Nel sospetto di porpora trombotica trombo-citopenica (PTT), si decide di iniziare la plasmaferesi, con rapido benefico.

La paziente presenta, in quarta giornata dal ricovero, una severa crisi ipertensiva che richiede il trasferimento in Terapia Intensiva. Un ecocardiogramma mostra una grave cardio-miopatia ipertrofica. Lo studio per la ricerca di eventuali forme secondarie di ipertensione fornisce esito negativo, mentre la TAC e la RMN dell'encefalo evidenziano la presenza di pregresse lesioni ischemiche cerebrali. Lo screening immu-nologico risulta negativo. I test microbiologici su sangue e urine danno esito negativo; si considera, tuttavia, la precoce somministrazione di terapia antibiotica ad ampio spettro per la presenza di una leucocitosi neutrofila e anomalie all'esame chimico-fisico delle urine. Il dosaggio dell'attivité di ADAMTS13 e la determinazione del titolo anticorpale, eseguiti durante la terapia aferetica e a distanza di 3 mesi dalla dimissione, risultano nella norma.

La paziente é stata dimessa in buone condizioni generali, in terapia con antipertensivi e antiaggregante piastrinico.

La paziente ha fornito il consenso informato.

La PTTé una sindrome acuta caratterizzata dalla presenza di anemia emolitica microangiopatica e piastrinopenia.

Diversi studi hanno cercato di stimare l'incidenza annua di PTT [1—3]. Nel Registro dell'Oklahoma, in cui la diagnosi di PTT e stata confermata dal dosaggio di ADAMTS13, l'incidenza é di 1,74 casi per milione anno-persona. Nonostante entrambi i sessi ne siano colpiti, questa patologia é pié frequente nelle donne (2 casi su 3); il picco di incidenza si verifica in un'eta compresa fra i 30 e i 50 anni. Il rischio per i soggetti di razza nera e 9 volte piu alto.

In assenza di trattamento, la mortalita supera il 90%, mentre si riduce al 10-20% dopo adeguata terapia con plasmaferesi o infusione di plasma. Tuttavia, la meta dei decessi e attribuibile alle complicanze associate alla plasmaferesi e all'ospedalizzazione (sepsi, emorragie, trombosi) [4].

Cenni storici

Il primo caso di PTT fu descritto nel 1924 da Moschowitz [5]. Tuttavia, la patogenesi della PTT rimase misconosciuta sino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso.

Nel 1982 Moake et al. [6] osservarono, nel plasma dei pazienti affetti da PTT cronica ricorrente, multimeri a ele-vato peso molecolare del fattore di von Willebrand (VWF), una glicoproteina presente a livello di cellule endoteliali, piastrinee plasma, definiti "ultralarge" (ULVWF). Gli ULVWF promuovono l'aggregazione piastrinica e la trombosi micro-vascolare piastrino-dipendente, suggerendo la carenza, nei soggetti con PTT, della proteasi del VWF in grado di degradare queste forme multimeriche.

Nel 1996, Furlan et al. [7] e Tsai [8] isolarono una proteasi del VWF il cui deficit era associato alla PTTe dimostrarono che livelli plasmatici bassi o non dosabili di questa proteasi erano indicatori specifici di PTT [9,10]. La proteasi del VWF, identifica e purificata nel 2001 [11—13] e oggi nota come ADAMTS13, appartiene alla famiglia delle metalloproteasi ADAMTS (A Disintegrin And Metalloprotease with Thrombo-Spondin-1 repeats).

Nel 2001 Levy et al. [14] identificarono il gene codificante ADAMTS13 e descrissero, in 7 famiglie indipendenti, 12 diffe-renti mutazioni, evidenziando il difetto molecolare responsa-bile della rara forma di PTT congenita. In un'alta percentuale di pazienti affetti da PTT idiopatica, che presentavano un deficit di ADAMTS13, sono stati identificati anticorpi di classe IgG inibenti la metalloproteasi direttamente o causandone la rimozione dal circolo [9,10].

Patogenesi

In condizioni di elevato shear nel flusso sanguigno, i multimeri ULVWF secreti dalle cellule endoteliali attivate sono ancorati come filamenti alle molecole di P-selectina esposte sulla superficie dell'endotelio attivato. ADAMTS13 si lega ai domini A3 accessibili del VWF e degrada i multimeri ULVWF mediante il taglio del legame peptidico tra i residui Tyr1605-Met1606 localizzati nel dominio A2. Come conseguenza della carenza di ADAMTS13, i multimeri ULVWF non vengono degra-dati dopo esser stati secreti, ma rimangono ancorati all'en-dotelio. Le piastrine circolanti aderiscono, attraverso la glicoproteina Gplb e il complesso GpIIb/IIIa, ai domini A1 e A3 delle subunità monomeriche dei filamenti ULVWF ancorati alla P-selectina e formano grossi trombi, potenzialmente occlusivi, a livello delle arteriole terminali e dei capillari di diversi organi (cuore, pancreas, reni, surreni, cervello, milza e fegato), risparmiando il circolo polmonare ( fig. 1).

Ancora in studio sono altre ipotesi patogenetiche, in particolare nei pazienti che non presentano un deficit di ADAMTS13: danno endoteliale, aumentata aggregazione piastrinica, fattori genetici.

La PTT, come altri disordini vascolari e trombotici, sembra essere una malattia multifattoriale: gli stress acuti, indu-cendo la liberazione di citochine infiammatorie o altri mediatori protrombotici, potrebbero scatenare o indurre un singolo evento o una recidiva probabilmente alterando l'equilibrio tra i livelli del VWF e l'attivita di ADAMTS13 nei soggetti piu suscettibili.

Figura 1 Patogenesi della PTT in seguito a deficit di ADAMTS13. Fonte: modificata da Sadler JE. Blood 2008;112(1):11—8.

Classificazione

Esistono due differenti forme di PTT: congenita e acquisita (tabella 1).

La PTT congenita è causata da mutazioni a carico del gene localizzato sul cromosoma 9q34 che codifica per ADAMTS13; puo presentarsi in omozigosi, eterozigosi composta o con un singolo polimorfismo e si manifesta prevalentemente, ma non esclusivamente, alla nascita o nel corso dell'infanzia [14]. A oggi sono state identificate 60 mutazioni: il 60% è costituito da mutazioni missens, il rimanente 40% da mutazioni nonsens, frameshift o mutazioni di splicing.

La PTT acquisita puè essere distinta in due tipi:

• idiopatica, immunomediata, conseguente alla presenza di autoanticorpi che inibiscono l'attivitè proteolitica di ADAMTS13 e/o si legano alla proteasi accelerandone la clearance plasmatica [15];

• secondaria, riconducibile a una massiva stimolazione dell'endotelio con un rilasciodi multimeri ULVWFeccedente la capacitèa di degradazione da parte della proteasi.

Entrambe le forme sono normalmente scatenate da situa-zioni fisiologiche o patologiche che causano una massiva attivazione endoteliale.

Diverse sono le cause predisponenti e/o concomitanti di PTT secondaria (tabella 2). è frequente l'associazione con adenocarcinoma mucinoso, metastasi o una neoplasia

occulta. In tali casi la presentazione clinica è atipica e vi è una mancata risposta alla plasmaferesi.

Tra i farmaci si segnala la chinidina, presente in molti integratori alimentari e bevande. Puè essere sufficiente una sola esposizione, con meccanismo idiosincrasico, per indurre la produzione di anticorpi verso piastrine, neutrofili, linfo-citi, globuli rossi e cellule endoteliali. La chinidina sembra essere il farmaco piu spesso associato allo sviluppo di PTT. Si riscontra, tuttavia, una buona risposta alla sospensione dell'assunzione e alla plasmaferesi [16].

Per i chemioterapici, la tossicitè e dose-dipendente, a esordio insidioso, anche a distanza di mesi dal termine della terapia. Non sono disponibili evidenze sulla risposta alla plasmaferesi.

Anche gli antiaggreganti sembrano coinvolti nello sviluppo di PTT secondaria. La ticlopidina, in particolare, indurrebbe un aumento del rischio di 200-500 volte [17]. Il trattamento con plasmaferesi sembrerebbe ridurre la mortalité, ma man-cano studi controllati. Al contrario, ilclopidogrel non aumen-terebbe il rischio di sviluppare PTT [18].

La PTT puè costituire la presentazione iniziale in pazienti affetti da HIV. Il meccanismo appare legato a un danno diretto dell'endotelio, da parte del virus, che induce una riduzione nella sintesi di ADAMTS13. Sono state osservate una remissione della PTT nei pazienti trattati con la ''Highly Active Antiretroviral Therapy" (HAART) e una recidiva nel

Tabella 1 Classificazione e sottotipi di PTT.

Congenita < 5% dei casi Attivitè ADAMTS13 < 5% Mutazione di ADAMTS13 Etèa di presentazione variabile (nascita, infanzia, adulti, donne gravide)

Acquisita Idiopatica 80% circa dei casi Attivitè ADAMTS13 < 5% all'esordio (piuè alta se recidive) Anticorpi IgG o inibizione Assenza di cause evidenti ma possibile trigger (per esempio infezioni)

Secondaria 10-15% dei casi Attivitè ADAMTS13 e titolo anticorpale variabile Patologie predisponenti e/o concomitanti *

* Si veda tabella 2.

Tabella 2 Cause predisponenti e/o concomitanti di PTT

secondaria.

• Anemia emolitica autoimmune

• Coagulazione intravascolare disseminata (CID)

• Infezione/sepsi

• Neoplasia; stomaco, mammella, polmone

• Farmaci: inibitori della calcineurina, ciclosporina A, estroprogestinici, valaciclovir, chinidina, chemioterapici (mitomicina C, bleomicina, cisplatino, gemcitabina), ticlopidina

• Gravidanza e post-partum

• Malattie autoimmuni: sindrome da anticorpi antifosfolipidi, lupus eritematoso sistemico, sclerodermia

• Ipertensione maligna

• AIDS

• Device o ''corpi estranei''

• Diarrea causata da Escherichia coli enteroemorragico

• Chirurgia maggiore

caso di sospensione del trattamento antiretrovirale [19]. Stranamente, i soggetti con attivité di ADAMTS13 > 5% presentano anche un aumento di mortalité rispetto a quelli con attivita < 5% [20].

Il trattamento prevede, come prima scelta, la plasmafe-resi in associazione alla terapia antiretrovirale con l'obiet-tivo di ottenere la normalizzazione dei livelli di ADAMTS13 e la riduzione della carica virale [19]. Nei casi refrattari alla terapia standard, come nei pazienti non affetti da HIV, puo essere considerato un successivo trattamento con rituximab. La somministrazione di steroidi non sembra associarsi a un aumento significativo di infezioni opportunistiche.

Sono stati segnalati, inoltre, casi di PTT secondaria all'im-pianto di device (apparecchio ortodontico fisso, dispositivo contraccettivo intrauterino) per cui o stata necessaria, in associazione alla terapia convenzionale, la rimozione del device stesso [21].

Riguardo alla gravidanza, i periodi a maggior rischio per lo sviluppo di PTT sono rappresentati dal terzo trimestre gesta-zionale e dal post-partum [22].

La gravidanza costituisce il 10-25% circa delle cause sca-tenanti una PTT nelle donne. Il 45% circa delle donne che sviluppano una PTT o in eté fertile. Appare inoltre aumentato il rischio di sviluppare una recidiva di PTT o altre microan-giopatie trombotiche nelle gravidanze successive. Nelle donne sane é presente una fisiologica e progressiva riduzione dell'attivita di ADAMTS13 dal terzo trimestre, con un ritorno a valori normali nel post-partum. é possibile distinguere due forme di PTT durante la gravidanza: la PTT congenita a insorgenza tardiva e quella acquisita mediata da anticorpi. La forma congenita e caratterizzata da un rischio pié alto di recidiva nelle gravidanze successive rispetto alla forma acquisita. La diagnosi é confermata dall'attivita di ADAMTS13 < 5%, dall'assenza di anticorpi e dalla presenza di mutazioni all'analisi genetica [23].

Vi ée un alto tasso di mortalitaé fetale (50%), causata da ischemia placentare secondaria a trombosi delle arteriole decidue, e morbilita (46% di neonati prematuri) [24].

Nonostante la plasmaferesi induca la rimozione degli ormoni che permettono il mantenimento della gravidanza, rimane il trattamento di scelta.

Non viene piu annoverato tra le cause di PTT il trapianto di midollo osseo: si preferisce parlare di ''microangiopatia associata al trapianto'' (MAT). é dovuta a danno endoteliale secondario alla chemioterapia, infezioni, immunosoppres-sione e graft versus host disease. Clinicamente presenta caratteristiche distintive: non risponde alla plasmaferesi e sono assenti formazioni microtrombotiche sistemiche [23].

Diagnosi

Per la diagnosi di PTT e sufficiente il riscontro di anemia emolitica microangiopatica e piastrinopenia in assenza di altre cause evidenti [25,26]. La presenza degli altri tre elementi della classica pentade (insufficienza renale acuta, alterazioni neurologiche e febbre) non e piu necessaria per la diagnosi, trattandosi di segni di danno d'organo avanzato.

Sintomi

• Manifestazioni emorragiche: petecchie, ecchimosi, por-pora, epistassi (tabella 3).

• Manifestazioni trombotiche: neurologiche, renali, cardio-vascolari.

Le manifestazioni neurologiche si distinguono in frequenti (cefalea, alterazione dello stato mentale) e rare: attacco ischemico transitorio, ictus, coma, convulsioni, deficit motori, disturbi del visus, crisi di grande male.

Le manifestazioni renali comprendono oliguria, anuria, insufficienza renale acuta (raramente con necessita di trat-tamento dialitico).

Riguardo alle manifestazioni cardiovascolari, la forma-zione di microtrombi associati a emorragie puo coinvolgere tutto il tessuto cardiaco, le coronarie e il sistema di condu-zione elettrico inducendo l'insorgenza di aritmie, morte cardiaca improvvisa, infarto miocardico acuto, insufficienza cardiaca sino allo shock [27,28].

• Sintomi vari: febbre, diarrea, vomito, dolori addominali. Dati di laboratorio

La diagnosi clinica deve essere confermata dai seguenti dati di laboratorio.

• Trombocitopenia: conta piastrinica < 50 1 09/L.

• Anemia emolitica microangiopatica: é definita dalla pre-senza di emolisi non indotta da anticorpi associata alla presenza di schistociti all'esame dello striscio del sangue periferico; ematocrito < 20%; emoglobina < 10g/dL; aumento della bilirubina indiretta. La frammentazione dei globuli rossi pué indurre una progressiva riduzione del valore del volume corpuscolare (MCV) tale che i lettori automatici possono erroneamente considerare gli schisto-citi come piastrine, sottostimando in questo modo la piastrinopenia. Un valore di schistociti > 1% é attual-mente considerato suggestivo per la diagnosi di PTT [29,30]. Pié raramente, in una fase molto precoce di malattia, come pué accadere nei pazienti sottoposti a stretto monitoraggio clinico-laboratoristico dopo un precedente episodio di PTT, la diagnosi e possibile in assenza di frammentazione evidente dei globuli rossi allo striscio periferico [31].

Tabella 3 Sintomi di presentazione ed esami di laboratorio alla diagnosi di PTT.

Sintomi

• Manifestazioni emorragiche: petecchie, ecchimosi, porpora, epistassi

• Manifestazioni trombotiche • Sistema nervoso

• Frequenti: cefalea, alterazione dello stato mentale

• Rare: attacco ischemico transitorio, ictus, coma, convulsioni, deficit motori, disturbi del visus, crisi di grande male

• Rene: oliguria, anuria, insufficienza renale acuta

• Cuore: aritmie, morte cardiaca improvvisa, infarto miocardico acuto, insufficienza cardiaca, shock

• Vari: febbre, diarrea, vomito, dolori addominali

Esami di laboratorio

Emocromo ed esame dello striscio periferico Anemia, piastrinopenia, schistociti

Conta dei reticolociti Aumentata

Aptoglobina Ridotta

Lattato-deidrogenasi Aumentata

Coagulazione: tempo di protrombina, tempo di protrombina parziale Normali

Fibrinogeno, D-dimero Normali o aumentati

Troponina Normale o aumentata

Funzionalità renale: elettroliti Normali o alterati

Esame delle urine e urinocoltura Normali o alterate

Funzionalità epatica/bilirubina totale e frazionata Normale o alterata/aumentata

Test di Coombs diretto e indiretto Negativi

Sierologia per epatite A, B, C e HIV

Test di gravidanza

Gruppo sanguigno

Screening immunologico: anticorpi antinucleo, fattore reumatoide, anticoagulante lupico, anticorpi anticardiolipina

Dosaggio dell'attivita di ADAMTS13 e titolo anticorpale

Sono inoltre presenti reticolocitosi, livelli ridotti o indo-sabili di aptoglobina, elevati livelli sierici di lattato-deidro-genasi (LDH) generati dall'emolisi stessa e dal danno ischemico tissutale.

I test di Coombs, diretto e indiretto, risultano negativi. Il tempo di protrombina e il tempo di tromboplastina parziale sono di solito nella norma, mentre il fibrinogeno, proteina di fase acuta, risulta aumentato.

L'esame delle urine evidenzia spesso una lieve proteinuria (1-2 g/die) e poche cellule o cilindri. Talora il reperto si pone in diagnosi differenziale con una glomerulonefrite o una vasculite, soprattutto se nel sedimento urinario sono presenti globuli rossi o cilindri ematici associati a ipocomplementemia (riscontrata in circa la metè dei pazienti), piu raramente associate perè a piastrinopenia marcata come nel caso della PTT.

In circa un quarto dei pazienti, l'evento acuto progredisce verso l'insufficienza renale cronica. In un recente studio, il riscontro di alti livelli di troponina I all'esordio, indice di coinvolgimento cardiaco, correla con un aumento della mor-talita e morbilita in fase acuta [32].

Altri esami di laboratorio raccomandati nel sospetto di PTTall'esordio sono lo studio della funzionalitè epatica, test sierologici per le epatiti e l'HIV, lo screening immunologico

(anticorpi antinucleo, fattore reumatoide, anticoagulante lupico, anticorpi anticardiolipina) (tabella 3).

ADAMTS13

Tra i pazienti con PTT idiopatica, la percentuale con un severo deficit di ADAMTS13 (attivitè < 5%) varia tra il 33% e il 1CC% [9,1C,33—35].

Al contrario, nei pazienti con PTT secondaria il deficit di ADAMTS13 è spesso assente o risulta lieve. La riduzione dei livelli di ADAMTS13 è stata documentata anche in diverse condizioni patologiche non associate a PTT [36] tra cui coagulazione intravascolare disseminata (CID), porpora trombocitopenica idiopatica, infezioni/sepsi [3l—39], neo-plasie [4C,41], trattamento con chemioterapici, piastrinopenia indotta da eparina (HIT), trapianto di midollo osseo, sindrome da anticorpi antifosfolipidi, lupus eritematoso sistemico [42], cirrosi [43], uremia, dopo interventi chirur-gici, nei soggetti sani e nei neonati [36].

Diversi studi hanno evidenziato una relazione inversa tra i livelli sierici della proteasi e l'antigene del VWF e la sua attivitè, suggerendo che i livelli di ADAMTS13 si riducono come risposta alla liberazione di multimeri ULVWF nel circolo. Ciè potrebbe spiegare la diminuzione dei valori dell'attivita di

ADAMTS13 durante gli eventi stressanti, con induzione di una risposta infiammatoria, che e stata associata all'insorgenza di PTT acuta.

I dosaggi di ADAMTS13 possono essere alterati dalle tra-sfusioni eventualmente somministrate per trattare l'evento acuto, considerando che l'emivita plasmatica di ADAMTS13 e di I-3 giorni.

II deficit congenito di ADAMTS13 non sempre si presenta durante l'infanzia e questo rende difficile la diagnosi diffe-renziale con i pazienti affetti da PTT acquisita che non rispondono all'infusione di plasma. In alcuni casi il riscontro di anticorpi anti-ADAMTS13 puà aiutare nell'identificazione.

Nella maggior parte dei pazienti affetti da PTT acquisita, che non presentano un severo deficit di ADAMTS13, la causa della malattia non e nota.

Inoltre, sono pochi i laboratori in grado di fornire una risposta in tempi rapidi sul deficit di ADAMTS13, pertanto il clinico deve sospettare la diagnosi e iniziare la terapia in assenza di tale informazione.

ADAMTS13 e prognosi

In generale, i pazienti con PTT idiopatica rispondono alla terapia con plasmaferesi, quelli con PTT secondaria no.

Pur considerando che il deficit di ADAMTS13 e molto raro nei pazienti affetti da PTT secondaria, tale deficit correla con una migliore risposta alla plasmaferesi [33,34].

Nella PTT idiopatica l'utilité di distinguere i pazienti con o senza deficit di ADAMTS13 e ancora discussa, ma sembra certa la correlazione tra il livello del deficit e la prognosi [3б].

Diversi studi hanno posto attenzione alla correlazione tra i dosaggi di ADAMTS13 alla diagnosi e la risposta alla terapia con plasmaferesi, la frequenza di recidiva e la sopravvivenza. I pazienti con o senza deficit di ADAMTS13 presentano un tasso di sopravvivenza simile (rispettivamente 80% e 90%) nel breve periodo. I pazienti con un severo deficit di ADAMTS13 o con anticorpi anti-ADAMTS13 positivi durante la fase di remissione dimostrano un tasso di recidiva significativamente piu elevato (in media il 30% circa), mentre i pazienti senza un deficit severo recidivano nel 9% circa dei casi [33,34,44].

Visto il breve follow-up della maggior parte di questi studi, il rischio à di sottostimare, nel deficit severo di ADAMTS13, la percentuale di recidive, che tende ad aumentare nel corso degli anni. In uno studio condotto presso l'Universita di Washington, in un iniziale follow-up compreso tra S e 33 mesi, su 1б pazienti affetti da PTT idiopatica con severo deficit di ADAMTS13, il tasso di recidiva era del 3S% (б pazienti) [34]. A distanza di tre anni, 11 (б9%) dei 1б pazienti hanno presentato almeno un episodio di recidiva di malattia, con un periodo di benessere compreso tra S mesi e 5 anni, e 5 (31%) di loro sono deceduti.

Il dosaggio degli anticorpi anti-ADAMTS13 fornisce ulteriori informazioni prognostiche.

In diversi studi la presenza di anticorpi alla diagnosi correla con un rischio pià alto di recidiva di malattia [33,35]. Un alto titolo anticorpale correla inoltre con scarsa risposta alla plasmaferesi, malattia refrattaria e morte precoce [45].

Tuttavia tali risultati si basano su studi con pochi pazienti e alcuni di essi non hanno osservato una relazione tra il titolo

degli anticorpi anti-ADAMTS13 e l'outcome a breve termine [4б]. Pur considerando l'estrema variabilita dei dosaggi dell'attività di ADAMTS13 e del titolo anticorpale nel corso della malattia, si eà osservato che un singolo test al momento della diagnosi à in grado di prevedere il rischio di una successiva recidiva. I livelli di ADAMTS13 durante la fase di remissione correlano invece con l'outcome clinico. In un recente studio su 109 pazienti che presentavano una completa risposta alla plasmaferesi, il riscontro di recidive si aveva in circa il б0% nei pazienti con deficit severo e nel 19% in quelli senza deficit [47].

In conclusione, sembra evidente che i pazienti affetti da PTT idiopatica causata da deficit di ADAMTS13 tendono a presentare una recidiva che risulta associata alla persi-stenza o ricorrenza del deficit severo di ADAMTS13. Un monitoraggio laboratoristico al termine della terapia con plasmaferesi potrebbe essere utile per identificare i pazienti con deficit di ADAMTS13 ad alto rischio di recidiva a breve termine.

Diagnosi differenziale

La PTT entra in diagnosi differenziale con altre sindromi caratterizzate dalla presenza di trombocitopenia associata ad anemia emolitica microangiopatica quale la sindrome emolitico-uremica (HUS), la coagulazione intravascolare dis-seminata (CID), la sindrome "catastrofica" da antifosfolipidi (APS), la sindrome HELLP (Hemolysis, Elevated Liver function and Low Platelets), la trombocitopenia indotta da eparina (HIT).

I principali dati clinici e di laboratorio utili per differen-ziare la PTT dalle altre microangiopatie trombotiche sono riassunti in tabella 4.

Terapia Plasmaferesi

Il trattamento attuale della PTT prevede l'utilizzo della plasmaferesi (40-б0 mL/kg/die) [4S]. Nel caso in cui non fosse possibile, i pazienti dovrebbero essere trattati con l'infusione di plasma sino a 30 mL/kg/die valutando nel singolo paziente la tolleranza al carico di fluidi [I5].

Questi approcci terapeutici riducono la mortalité dall'S0-90% al 10% [4].

II meccanismo alla base dell'efficacia della terapia con plasma exchange eà dovuto alla rimozione dal circolo degli anticorpi anti-ADAMTS13 nelle forme immunomediate e dalla correzione della carenza della proteasi nelle forme congenite [49].

E stato dimostrato che un ritardo nell'inizio del trattamento (dopo le I4 ore) puo comprometterne l'efficacia. Sono dunque importanti la rapidité nel porre la diagnosi di PTTe l'inizio del trattamento con plasmaferesi a diagnosi clinica formulata o sospettata. Nel caso di una diagnosi alternativa la plasmaferesi puà essere sospesa.

Nel caso di PTT secondaria a diarrea nei bambini o a chemioterapia non ci sono evidenze di beneficio con il trattamento aferetico, che puo in ogni caso essere intrapreso se e presente un severo interessamento neurologico. Non vi sono indicazioni circa il numero esatto di sedute di plasma

Tabella 4 Diagnosi differenziale tra PTTe altre microangiopatie trombotiche.

Patologia Sintomi e segni comuni Sintomi e segni differenziali

Sindrome emolitico-uremica (HUS) Anemia emolitica Trombocitopenia Anemia con schistociti • Infezione gastrointestinale: Escherichia coli C15l:Hl, Shigella dysenteriae • Diarrea con melena • Incremento dei livelli sierici di azotemia e creatininemoa • Segni di coagulazione intravascolare disseminata (CID) compensata

Coagulazione intravascolare disseminata (CID) Anemia emolitica Trombocitopenia • Marcato incremento dei prodotti di degradazione del fibrinogeno (FDP e D-dimero) • Ipofibrinogenemia • Prolungamento dei tempi di protrombina e tromboplastina parzialmente attivata

Sindrome HELLP (Hemolysis, Elevated Liver function and Low Platelets) Anemia emolitica Trombocitopenia • Incremento degli enzimi epatici

Preeclampsia, eclampsia Trombocitopenia Proteinuria • Ipertensione di nuova diagnosi (seconda meta del periodo gestazionale) • Edema periferico • Incremento dei valori di PAI-1 • Incremento dei prodotti di degradazione del fibrinogeno (FDP e D-dimero)

Sindrome catastrofica da anticorpi antifosfolipidi (APS) Trombocitopenia • Presenza di anticorpi antinucleo e anticardiolipina • Positivitè della ricerca del anticoagulante lupico

Sindrome di Evans Anemia emolitica Trombocitopenia • Presenza concomitante di anticorpi antipiastrine e antieritrociti • Test di Coombs positivo • Assenza di schistociti e di sindrome ischemica degli organi periferici

Trombocitopenia indotta da eparina (HIT) Trombocitopenia • Assenza di emolisi e schistociti

exchange necessarie a ottenere la remissione della fase acuta. L'orientamento e di proseguire sino al raggiungimento della remissione dei sintomi in presenza di conta piastrinica stabilmente > 15C1C9/L, normalizzazione dei livelli sierici di LDH e correzione dell'anemia. Meno definita è l'indicazione a proseguire la plasmaferesi dopo la normalizzazione degli esami di laboratorio [5C]. Alcuni autori hanno suggerito di proseguire per ulteriori 3 giorni dopo il raggiungimento della remissione [51]. Diverse sono le complicanze legate alla procedura e alla necessitè di un accesso venoso centrale: pneumotorace, emotorace, sepsi, shock anafilattico, tampo-namento cardiaco [4]. Taluni autori riportano l'utilita della profilassi per gli episodi ricorrenti nella PTT congenita, basata sulla somministrazione di plasma (3C mL/kg) a inter-valli regolari (ogni 5-l giorni) [51].

Corticosteroidi

Per la forma acquisita di PTT, causata dalla presenza di autoanticorpi anti-ADAMTS13, e stata proposta l'associa-zione di una terapia immunosoppressiva alla terapia con plasma exchange. Spesso, perè, l'informazione sul titolo anticorpale non eè disponibile in tempi sufficientemente rapidi. Appare quindi razionale l'utilizzo di glucocorticoidi nei pazienti affetti da PTT in cui è ipotizzabile un'eziologia

autoimmune. Pur non essendo disponibili studi randomizzati sull'efficacia di questa strategia terapeutica, prednisone (1,C mg/kg/die) o metilprednisolone (125 mg 2 volte/die) possono essere presi in considerazione in caso di una scarsa risposta al trattamento iniziale con plasmaferesi [52,3C] e nei pazienti in cui la conta piastrinica non risalga dopo diversi giorni di plasmaferesi o torni a scendere se le sedute vengono ridotte o sospese [26]. La sola terapia con glucocorticoidi non e raccomandata. L'efficacia del trattamento di prevenzione di recidiva nelle forme croniche ricorrenti di PTT mediante somministrazione di basse dosi di corticosteroidi non eè stata dimostrata, tuttavia questo approccio terapeutico e frequen-temente adottato.

Rituximab

Negli ultimi anni vi e stato un incremento nell'utilizzo degli anticorpi monoclonali anti-CD2C (rituximab) nella terapia della PTT, in particolare nei casi refrattari al trattamento con plasma exchange che presentano sintomi neurologici o caratterizzati da frequenti episodi ricorrenti.

La malattia refrattaria eè stata definita arbitrariamente dalla presenza di piastrinopenia persistente (conta piastri-nica < 15C 1C9/L) o LDH aumentata dopo l sedute di plasmaferesi associate o no a corticosteroidi.

Lo scopo del trattamento con rituximab e sopprimere la produzione degli anticorpi anti-ADAMTS13 mediante deple-zione dei linfociti B. La dose raccomandata di rituximab e di 375mg/mI ogni 7 giorni, ripetuta per 3 o 4 cicli [53,54]. Diversi case report e lavori su piccole casistiche in pazienti affetti da PTT idiopatica, refrattaria ai trattamenti con plasma exchange e corticosteroidi, oppure recidivante, sug-geriscono che il rituximab sia in grado di indurre una risposta completa, clinica e di laboratorio, nel 95% circa dei soggetti affetti in 1-3 settimane dall'inizio del trattamento. La rispo-sta al rituximab e correlata alla scomparsa degli anticorpi anti-ADAMTS13 con normalizzazione dei livelli plasmatici dell'enzima.

Reazioni acute di lieve entita, secondarie all'infusione di rituximab, sono controllate con la somministrazione preventiva di corticosteroidi, antistaminici e analgesici. Reazioni avverse piu gravi sono meno frequenti, anche se sono stati riportati un caso di shock cardiogeno [55] e un altro di infezione gastrointestinale sintomatica da Strongyloides [53].

La recidiva si e presentata in circa il 10% dei pazienti a distanza di 9 mesi-4 anni e tutti, eccetto uno, hanno risposto a un secondo trattamento con rituximab cui e seguito un ulteriore, lungo periodo di remissione completa [53,54,5б].

E attualmente in corso uno studio multicentrico di fase II per meglio definire il ruolo del rituximab nella strategia terapeutica della PTT [57].

Figura 2 Algoritmo terapeutico della PTT.

Altre terapie

La ciclosporina non eà solitamente utilizzata nel trattamento della PTT a causa della possibile tossicitaà sull'endotelio. Tuttavia, alcuni studi hanno evidenziato una possibile effi-cacia della ciclosporina (300 mg/die per os) nei pazienti che presentano una forma recidivante o refrattaria alla plasma-feresi (associata ai corticosteroidi) o non responsiva al trattamento con rituximab [5S].

Con le stesse indicazioni sono riportati casi di impiego della vincristina [59].

La somministrazione endovenosa di immunoglobuline (IVIG) potrebbe risultare efficace, anche se non alternativa alla plasmaferesi. Il meccanismo con cui le IVIG agirebbero non e chiaro. L'ipotesi, pur non essendo disponibili dati, à che agiscano legandosi e inattivando alcune proteine coinvolte nell'aggregazione piastrinica. La dose utilizzata nel trattamento con immunoglobuline per via endovenosa à pari a 400 mg/kg per 5 giorni o in alternativa 1 g/kg per I giorni.

La splenectomia, come in altre patologie su base autoimmune, puà essere effettivamente presa in considerazione nelle forme di PTT cronica ricorrente refrattaria agli altri approcci terapeutici. La sua efficacia, che tuttavia non eà costante, si basa sulla rimozione di un'importante sede di produzione degli autoanticorpi anti-ADAMTS13.

Gli inibitori dell'aggregazione piastrinica quali la ticlopi-dina, il clopidogrel, l'acido acetilsalicilico e il dipiridamolo non hanno indicazioni nel trattamento della PTT [4] non essendo in grado di inibire l'aggregazione piastrinica indotta dai multimeri ULVWF [б]. Utile à la terapia di supporto con emotrasfusioni, supplementi di acido folico ed eventuale profilassi antitrombotica con eparina a basso peso molecolare (se conta piastrinica > 50 1 09/L).

Follow-up

Dopo la sospensione del trattamento aferetico, i pazienti devono essere sottoposti a frequenti controlli che prevedono un emocromo completo e il dosaggio della LDH. Se i valori si mantengono nella norma, l'intervallo tra i successivi controlli puào essere prolungato.

La recidiva, definita come ricomparsa di PTT dopo almeno 30 giorni di remissione completa in assenza di trattamento, eà comune nei pazienti con un severo deficit di ADAMTS13 che non rispondono alla terapia iniziale. La comparsa di recidiva avviene frequentemente entro il primo anno nei pazienti con un'attività di ADAMTS13 < 10% e presenza di anticorpi anti-ADAMTS13 [47].

Nei pazienti con un deficit severo di ADAMTS13 il rischio di recidiva à del 40% circa [4]. In tutti sono raccomandati, in ogni caso, un monitoraggio continuo e un tempestivo contrallo della conta piastrinica nel sospetto di una ripresa di malattia.

Terapia di mantenimento

Non à nota l'efficacia di una terapia di mantenimento per la prevenzione delle recidive nelle forme di PTT idiopatica.

Nelle forme congenite à invece risultato efficace un trattamento di profilassi delle recidive con piccoli volumi di plasma fresco congelato (10 mL/kg ogni I-4 settimane) [б0].

Un possibile algoritmo per il trattamento della PTT [30], successivamente modificato, àe proposto in fig. 2.

Conflitto di interesse

Gli autori dichiarano di essere esenti da conflitto di interessi.

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