Scholarly article on topic 'Efficacia e tossicità della terapia farmacologica per il controllo del paziente acutamente agitato (I parte)'

Efficacia e tossicità della terapia farmacologica per il controllo del paziente acutamente agitato (I parte) Academic research paper on "Health sciences"

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Academic research paper on topic "Efficacia e tossicità della terapia farmacologica per il controllo del paziente acutamente agitato (I parte)"

Italian Journal of Medicine (2010) 4, 127—136

ELSEVIER

disponibile su www.sciencedirect.com

ScienceDirect

journal homepage: www.elsevier.com/locate/itjm

FARMACOLOGIA CLINICA

Efficacia e tossicita della terapia farmacológica per il controllo del paziente acutamente agitato (I parte)§

Safety and effectiveness of drug therapy for the acutely agitated patient (Part I) Gianluca Airoldi*

SC Medicina Generale, ASL NO, Novara

Ricevuto il 28 luglio 2009; accettato il 10 settembre 2009 disponibile online il 20 aprile 2010

KEYWORDS

Agitation;

Psychiatric emergency; Rapid tranquilization; Torsades de pointes; QT interval.

Summary Acute agitation occurs in a variety of medical and psychiatric conditions, and the management of agitated, abusive, or violent patients is a common problem in the emergency department. Rapid control of potentially dangerous behaviors by physical restraint and pharmacologic tranquillization is crucial to ensure the safety of the patient and health-care personnel and to allow diagnostic procedures and treatment of the underlying condition. The purpose of this article (the first in a 2-part series) is to review the extensive safety data published on the antipsychotic medications currently available for managing situations of this type, including older neuroleptics like haloperidol, chlorpromazine, and pimozide as well as a number of the newer atypical antipsychotics (olanzapine, risperidone, ziprasidone). Particular attention is focused on the ability of these drugs to lengthen the QT interval in surface electrocardiograms. This adverse effect is of major concern, especially in light of the reported relation between QT interval and the risk of sudden death. In patients with the congenital long-QT syndrome, a long QT interval is associated with a fatal paroxysmal ventricular arrhythmia known as torsades de pointes. Therefore, careful evaluation of the QT-prolonging properties and arrhythmogenic potential of antipsychotic drugs is urgently needed. Clinical assessment of drug-induced QT-interval prolongation is strictly dependent on the quality of electrocardiographic data and the appropriateness of electrocardio-graphic analyses. Unfortunately, measurement imprecision and natural variability preclude a simple use of the actually measured QT interval as a surrogate marker of drug-induced proar-rhythmia. Because the QT interval changes with heart rate, a rate-corrected QT interval (QTc) is commonly used when evaluating a drug's effect. In clinical settings, the most widely used formulas for rate-correction are those of Bazett (QTc=QT/RRA0.5) and Fridericia (QTc=QT/RRA0.33), both of which standardize the measured QTinterval to an RRinterval of 1 s (heart rate of 60 bpm). However, QT variability can also be influenced by other factors that are more difficult to measure, including body fat, meals, psycho-physical distress, and circadian and seasonal fluctuations. © 2010 Elsevier Srl. All rights reserved.

§ La seconda parte di questo articolo sara pubblicata sul n. 3/2010 dell'Italian Journal of Medicine. * Corrispondenza: SC Medicina Generale, Ospedale di Borgomanero, v.le Zoppis - 28021 Borgomanero (NO). E-mail: gianlucaairoldi@yahoo.it (G. Airoldi).

1877-9344/$ — see front matter © 2010 Elsevier Srl. Tutti i diritti riservati. doi:10.1016/j.itjm.2009.09.007

Tossicità cardiaca dei neurolettici

Diversi studi retrospettivi caso-controllo suggeriscono che la terapia con farmaci neurolettici è un fattore di rischio indi-pendente di morte improvvisa. In una coorte di 95.632 pazienti schizofrenici in trattamento con aloperidolo (43%), clozapina (9%), risperidone (23%) o tioridazina (25%), l'assunzione di neurolettici e risultata aumentare di 1,7-3,2 volte il rischio di arresto cardiaco e aritmie ventri-colari (dopo aggiustamento per l'etè, il sesso, la comorbilitè cardiovascolare e respiratoria e l'uso di farmaci cardiolo-gici), senza consistenti differenze tra i farmaci considerati (salvo un rischio 2,6 volte maggiore con dosi di tioridazina > 600 mg/die) [1]. Simili risultati sono emersi dalla revisione di un ampio datebase elettronico relativa a 250.000 assistiti di 150 medici di base olandesi, secondo cui il trattamento attuale con neurolettici èe risultato associato a un aumento del rischio di morte improvvisa di circa 3 volte, anche per prescrizioni a basse dosi e indicazioni diverse dalla schizo-frenia (per lo piu sindromi psico-organiche, demenza, stati ansiosi o depressione) [2].

Un ulteriore studio condotto su 69 pazienti psichiatrici colpiti da morte improvvisa ha evidenziato tre fattori di rischio indipendenti di morte: ipertensione arteriosa (OR 7,4; IC 95% 1,6-33,7; p = 0,09), cardiopatia ischemica (or 5,4; IC 95% 1,1-25,4; p = 0,03) e trattamento con tioridazina (OR 5,3; IC 95% 1,7-16,2; p = 0,004) [3], ma non con altri neurolettici (aloperidolo, clorpromazina, flupentixolo, flufe-nazina, tioridazina, zuclopentixolo).

Questi risultati sono stati sostanzialmente confermati da un ampio studio condotto su 481.744 pazienti psichiatrici [4], in cui l'impiego di neurolettici a dosi moderate o elevate (> 100 mg/die di tioridazina o equivalente) e risultato all'a-nalisi multivariata un fattore di rischio indipendente di morte improvvisa (tasso di rischio 2,39; CI 1,77-3,22; p < 0,001), sia rispetto ai pazienti non trattati sia rispetto a quelli in terapia a basse dosi (tasso di rischio 1,3; IC 95% 0,98-1,72; p = 0,03). Nell'analisi per sottogruppi il rischio e risultato aumentato con ciascuno dei maggiori neurolettici impiegati (tassi di rischio: aloperidolo 1,9; clorpromazina 3,64; tioridazina 3,19; tiotixene 4,23) e maggiormente nei soggetti con una grave cardiopatia di base (tasso di rischio 3,53) rispetto a quelli con cardiopatie lievi (tasso di rischio 1,6). In assoluto, nei pazienti trattati con dosi medio-alte di neurolettici, l'eccesso di morti improvvise rispetto a quelli non trattati si aggira intorno a 15 per 10.000 soggetti per anno di trattamento, quasi tutto concentrato tra i portatori di gravi cardiopatie rispetto ai non cardiopatici (rapporto 92:1).

I dati esposti sono stati ottenuti in coorti di pazienti trattati quasi esclusivamente con neurolettici tradizionali. Questi farmaci, tuttavia, sono oggi in gran parte abbandonati in favore delle molecole "atipiche", meno gravate da effetti avversi di tipo motorio, ma con profilo di sicurezza cardiovascolare poco caratterizzato. Un recente studio retrospettivo di coorte condotto su pazienti nordamericani [5] in terapia con un singolo neurolettico, tipico (N = 44.218, soprattutto aloperidolo e tioridazina) o atipico (N = 46.089, soprattutto olanzapina, risperidone, quetiapina e clozapina), ha mostrato che, rispetto alla coorte di controllo (186.600 soggetti di pari caratteristiche mai esposti a neurolettici), il rischio di morte improvvisa aumenta significativamente con la dose, sia coi neurolettici "atipici" (di 2,26 volte; IC 95%

1,88-2,72) sia con quelli tradizionali (di 1,99 volte; IC 95% 1,68-2,34), senza significative differenze tra i due gruppi (tasso di incidenza atipici verso tipici 1,14; IC 95% 0,93-1,39).

Questi studi vanno comunque interpretati con cautela, in quanto nessuno di essi e stato disegnato specificamente per indagare la relazione tra l'impiego di neurolettici e la fre-quenza di morte improvvisa. I risultati potrebbero quindi essere, almeno in parte, influenzati da differenze nella gravita della patologia psichiatrica di base, potenzialmente in grado di condizionare una maggiore inclinazione al fumo di sigaretta [6] e una piu limitata possibilita di diagnosticare e trattare eventuali sottostanti malattie cardiovascolari potenzialmente aritmogene.

La aritmie cardiache costituiscono probabilmente la causa piu frequente di morte improvvisa nei pazienti in terapia con neurolettici, ma certamente non l'unica (per esempio, sono state riportate le seguenti: collasso cardiocircolatorio da vasodilatazione acuta, discinesia respiratoria, distonia oro-faringo-laringea ostruente le vie aeree) [7—9]. Inoltre non e chiaro quali tipi di aritmia possano essere responsabili in particolare di questo evento. Le osservazioni cliniche e la sperimentazione animale suggeriscono che la fibrillazione ventricolare potrebbe essere la maggiore responsabile, even-tualmente come evoluzione di una tachicardia ventricolare polimorfa tipo torsione di punta (TdP). Vari altri disturbi, tuttavia, non andrebbero trascurati, quali i blocchi atrio-ventricolari avanzati (da inibizione adrenergica) e l'aumento della penetranza ventricolare delle aritmie atriali primitive, come la fibrillazione atriale (da effetto vagolitico). Inoltre non sempre il meccanismo di base dell'aritmia e puramente ''elettrico''; per esempio, lo sviluppo di miocarditi o mio-cardiopatie durante il trattamento con clozapina e stato implicato in diversi casi di morte improvvisa [10].

Il ruolo svolto dalle tachicardie ventricolari tipo TdP nel determinismo della morte improvvisa da neurolettici e stato piu approfonditamente indagato, forse anche per la dispo-nibilita di un indice di rischio ritenuto attendibile e ottenibile con un semplice ECG di superficie, ossia la durata dell'inter-vallo QT. Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato una consistente relazione tra la durata del QTe il rischio di morte, morte improvvisa e morte cardiovascolare nei pazienti con sindrome da QT lungo congenito [11,12] o con cardiopatia ischemica [13]. Questa osservazione e stata confermata nella popolazione generale, anche dopo correzione per diverse variabili potenzialmente confondenti (quali cardiopatia ischemica, ipertensione, diabete mellito) [14].

Diversi farmaci inducono un allungamentodose-dipendente dell'intervallo QT, anche alle concentrazioni plasmatiche usualmente raggiunte nella comune pratica terapeutica [15,16]. Benché non si possa assumere a priori che il prolun-gamento del QT indotto da farmaci abbia necessariamente lo stesso valore predittivo del QT lungo congenito o associato a cardiopatie strutturali, non si puè d'altronde trascurare il fatto che alcune molecole in grado di allungare il QT siano state implicate in casi di morte improvvisa o di aritmie ventricolari letali (TdP, fibrillazione ventricolare) [17]. I dati disponibili in letteratura a questo proposito, tuttavia, sono scarsi e di bassa qualita, trattandosi in gran parte di case-report, non soggetti a revisione esterna (peer review).

La rilevanza clinica dell'allungamento del QT indotto dai farmaci dipende dalla sua entitè, dalla frequenza con cui si verifica (a sua volta correlata a fattori relativi all'ospite, in

parte genetico-costituzionali e in parte acquisiti) e dalla sua capacitè di riflettere un'effettiva predisposizione allo svi-luppo di aritmie cardiache. Per diversi farmaci questi aspetti non sono stati indagati in modo dettagliato, cosiccheé il rischio stimato attraverso il surrogato del QT va considerato ''presuntivo'', piuttosto che definito con evidenza scientifica. Ciononostante, l'elevata frequenza con cui il nesso tra allun-gamento del QTe sviluppo di aritmie è stata dimostrata fuori dell'ambito strettamente farmaco-tossicologico, e la potenziale gravita degli esiti clinici correlati al fenomeno, hanno indotto a considerare cautelativamente ''rischiosi'' fino a prova contraria tutti i farmaci in grado di allungare l'inter-vallo QToltre i limiti di ''sicurezza'', anche in assenza di una specifica quantificazione, o addirittura dimostrazione, della loro effettiva pericolositè sul piano clinico. Tale atteggia-mento, che evidentemente rende assoluta la priorita delle istanze di sicurezza, pur potendo apparire giustificato in assenza di esaurienti dati di sorveglianza clinica, non riflette necessariamente la reale tossicitè dei farmaci nell'impiego pratico e pertanto non dovrebbe sostituirsi alla raccolta dei dati epidemiologici di morbilita/mortalita nella formula-zione di una stima del loro rapporto rischio/beneficio. Cio appare desiderabile, in particolare, per le molecole di grande utilita terapeutica essenzialmente prive di valide alternative, il cui ''accantonamento'' (ritiro dal mercato o rigide restrizioni prescrizionali) priverebbe molti pazienti della possibilita di beneficiare di importanti effetti terapeutici a fronte di un rischio clinico minimo (e magari potenzialmente controllabile).

Intervallo QT

L'intervallo QT dell'ECG e la distanza interposta tra l'inizio del complesso QRS e il termine dell'onda T. Rappresenta il tempo necessario ai ventricoli per ripolarizzarsi completamente dal momento della loro iniziale depolarizzazione e risente, quindi, della durata dei potenziali d'azione (PdA) delle fibre miocardiche coinvolte nel ciclo cardiaco.

Anche in condizioni fisiologiche la lunghezza dell'inter-vallo QTe soggetta a una marcata variabilita inter e intrain-dividuale. Il principale fattore contribuente a questa variabilita e la frequenza di depolarizzazione dei miociti (in termini clinici la frequenza cardiaca) che, rispetto al QT, varia inversamente, con andamento non lineare (meno che proporzionale). Per una frequenza cardiaca intorno a 60 bpm il limite superiore di normalitè del QTe stimato in circa 0,45 sec nei maschi e 0,47 sec nelle femmine. Opportuni nomogrammi messi a punto su volontari sani forniscono i limiti superiori di normalitè del QT per un'ampia gamma di frequenze cardiache.

In alternativa, questi valori possono essere stimati con apposite formule matematiche moltiplicando il valore scelto per riferimento a 60 bpm (per esempio 0,45 sec) per uno specifico fattore di correzione correlato alla frequenza cardiaca (la radice quadrata del tempo RR nella formula di Bazett, la radice cubica del tempo RR nella formula di Fridericia). Si parla in questo caso di ''QTcorretto'' (per la frequenza) o QTc. La stima matematica e tuttavia meno precisa, in quanto, per esempio, la formula di Bazett tende a sottostimare il limite di normalitè del QTc alle frequenze cardiache > 60 bpm, mentre tende a sovrastimarlo alle

frequenze < 60 bpm. Ne deriva che alle alte frequenze pone a rischio di TdP pazienti che in effetti non lo sono, ma, molto piu pericolosamente, alle basse frequenze puo accadere il contrario. La formula di Fridericia e meno sensibile a questi errori e andrebbe quindi generalmente preferita.

Un secondo comune fattore di variabilita del QT nei soggetti adulti e il sesso, in conseguenza di un accorciamento del tempo di ripolarizzazione miocardica nei maschi a partire dal periodo puberale (di circa 20 msec) [18]. Indipendente-mente dalla fase del ciclo mestruale e dalla frequenza cardiaca, le donne adulte mostrano valori di QT significativamente superiori rispetto ai maschi di pari eta (di 1020 msec) e sviluppano TdP con frequenza piu che doppia in caso di assunzione di farmaci ''a rischio'' [19]. Benché, in condizioni basali, non si riscontrino differenze significative nella durata del QT nelle tre fasi ormonali del ciclo mestruale (follicolare, ovulatoria e luteale), queste possono emergere chiaramente in seguito a esposizione a farmaci che rallen-tano la ripolarizzazione miocardica. Per esempio, in uno studio condotto su 20 donne volontarie sane, il massimo aumento del QTc osservato dopo un'infusione di ibutilide a basse dosi (un terzo di quelle comunemente impiegate nella terapia antiaritmica) e stato mediamente di 10 msec mag-giore (63 contro 53 msec) durante la fase follicolare del ciclo mestruale rispetto alla fase luteale (e di 16 msec maggiore di quello indotto dallo stesso trattamento nei maschi di pari eta) [20]. Lo studio di correlazione con i profili plasmatici degli ormoni sessuali ha mostrato che la variazione del QTc durante il ciclo mestruale non risente dell'andamento dei livelli di estrogeni o di testosterone, mentre correla inversamente con i livelli plasmatici di progesterone, suggerendo una sorta di ruolo ''protettivo'' di questo ormone rispetto al rischio di TdP. Altri fattori indipendenti in grado di influenzare il QT, oltre alla frequenza cardiaca e al sesso, sono discussi nella tabella 1 [21—27].

Ulteriori cause di variabilita del QTche rendono estrema-mente problematici i confronti tra diversi studi hanno carat-tere piu squisitamente metodologico. Per esempio, non sempre il tracciato ECG è suficientemente nitido da consentire la precisa identificazione del termine dell'onda T, cosicché la misurazione del QT puè dipendere dall'operatore che effettua la lettura e puo differire dalla lettura automatica [28]. A volte la presenza di un'onda U patologica parzialmente sovrapposta all'onda T puo perfino precludere l'individuazione stessa del tratto QT. Inoltre gli algoritmi matematici impiegati per calcolare il QTc non forniscono risultati sovrapponibili [29] e, pertanto, studi compiuti nello stesso ambito clinico e con metodologie simili, ma impie-gando diversi algoritmi, possono raggiungere conclusioni differenti [29,30]. Numerose fonti indicano in circa 0,44 sec il limite superiore di normalitè del QTc stimato con la formula di Bazett; tuttavia applicando questo valore di riferimento a un ampio campione (N = 10.303) di ECG normali ottenuti in 4 ospedali americani, circa il 30% dei tracciati risulterebbe avere il QTc superiore alla norma. Anche adottando il valore piè ''permissivo'' di 0,46 sec, nel 10% dei casi il QTc sarebbe giudicato ''allungato'', contro meno del 2% dei casi in cui il QTc è calcolato con le formule di Fridericia, Framingham o Hodges [29]. In base a questo stesso studio, in effetti, i limiti superiori di normalitè (definiti al 98o percentile della popolazione studiata) risulterebbero di 483 msec con la formula di Bazett e, rispettivamente, 460,

Tabella 1 Principali cause indipendenti di variabilita del QT (oltre alla frequenza cardiaca e al sesso).

Causa Commento

Alimentazione Il QTc aumenta di 16-23 msec oltre i valori basali tra 15' e 60' dopo il pasto [21]

Peso corporeo Ogni aumento del 50% della percentuale di grasso corporeo (sopra la norma) allunga il

QTc di 5 msec [22]. Inoltre circa 20% dei soggetti con indice di massa corporea > 40 kg/m2

presenta valori basali di QTc oltre i limiti superiori di riferimento) [23]

Ritmo sonno-veglia Il QTc aumenta lievemente, ma significativamente, durante il sonno, e molto piu

marcatamente appena dopo il risveglio raggiungendo o superando i 490 msec in piu

nella meta degli individui [24]

Attivita quotidiane La variabilita media intragiornaliera del QTc e di 76-95 msec; la variabilita media oraria

e di 38 ± 6 msec; il picco medio nelle 24 ore e di 495 ± 21 msec, mentre nelle ore

diurne e di 438 msec nei maschi e 461 msec nelle femmine [24]

Stagione dell'anno Nei maschi, ma non nelle femmine, il QTc ha un'escursione di circa 6 msec durante l'anno,

con valori massimi raggiunti in ottobre [25]

Potassiemia Bassi livelli extracellulari di potassio riducono la Ikr [17]

Agitazione psicomotoria L'attivita muscolare favorisce l'ipokaliemia; l'attivazione adrenergica (b) aumenta la

dispersione della durata dei potenziali d'azione monofasici e del QT [17]

Anomalie congenite Sindromi da QT lungo congenito (sottotipi LQT 1, 2 e 3) [26]

Malattie acquisite Morbo di Parkinson, ipotiroidismo, anoressia mentale, cirrosi epatica, diabete mellito

e diverse cardiopatie strutturali [27]

457 e 457 msec con le formule di Fridericia, Framingham e Hodges.

La variabilita fisiológica del QTe i citati problemi meto-dologici nella stima del QTc hanno un notevole impatto pratico per la valutazione della sicurezza dei farmaci. Alcuni studi hanno evidenziato che standardizzando le condizioni di registrazione degli ECG e possibile contenere la variabilita intraindividuale entro 4-5 msec. Tuttavia, due problemi mag-giori rimangono attualmente critici: l'attendibilita dei dati ottenuti con le formule di calcolo del QTc e l'entita dell'ef-fetto placebo.

Formule di calcolo del QTc

Le formule di calcolo del QTc rivelatesi utili nella pratica clinica per la diagnosi delle sindromi da QT lungo si sono dimostrate poco adatte allo studio delle variazioni del QT indotte da farmaci, avendo fornito risultati molto meno accurati rispetto all'applicazione di formule individualizzate per ciascuno specifico paziente [31], e in qualche caso addirittura meno accurati rispetto all'impiego del QT non corretto per la frequenza.

In uno studio retrospettivo eseguito su 1.402 pazienti e stata stimata la variazione del QTc rispetto al basale indotta dal trattamento con amiodarone (395), beta-bloccanti (318), o entrambi i farmaci (309), applicando 31 differenti formule proposte in letteratura per la correzione del QT. I risultati hanno confermato l'esistenza di considerevoli discrepanze tra le stime ottenute con le diverse formule, con variazioni del QTc comprese tra un minimo di +13,6 msec e un massimo di +30,9 msec nei soggetti in terapia con amiodarone, e tra un minimo di —11,8 msec e un massimo di +16,8 msec nei soggetti in terapia beta-bloccante [32].

Un ulteriore e recente studio retrospettivo eseguito su 46 pazienti critici trattati con aloperidolo per via ev ha

evidenziato come il QT non corretto per la frequenza cardiaca sia dotato di una sensibilita nel predire l'insorgenza di TdP pari al QTc ottenuto con le formule di Bazett, Fridericia e Framingham (100% ciascuna), e di una specificita superiore o uguale (82%) [33]. E quindi possibile che, almeno nell'ambito dello studio della cardiotossicita da farmaci, le problematiche metodologiche generate dall'applicazione di diversi algoritmi di correzione del QT possano essere superate semplicemente impiegando il QT effettivo come indice predittivo degli esiti clinicamente significativi.

Effetto placebo

In diverse sperimentazioni cliniche eseguite per studiare gli effetti dei farmaci sulla durata del QTc, i pazienti trattati con placebo hanno mostrato, rispetto alle condizioni basali, allungamenti medi del QTc di 4-5 msec [31] e allungamenti massimi fino al 7% (statisticamente significativi) [34]. Non e chiaro se questo fenomeno dipenda da errori casuali o dai limiti di precisione delle metodiche di misurazione, ma, comprensibilmente, ha indotto a ritenere che incrementi massimi < 10 msec non siano indicativi con certezza di un effetto farmacologico [16,31,35].

Rapporto tra QT e rischio di TdP

La TdP e un'aritmia ventricolare in grado di provocare car-diopalmo, ipotensione arteriosa (con sincopi parziali o totali) e, occasionalmente, fibrillazione ventricolare (20% dei casi) e arresto cardiaco fatale (10-17% dei casi) [36]. Si ritieneche la TdP sia innescata dall'insorgenza di post-depolarizzazioni precoci [in genere per riattivazione della corrente del calcio ICc,L e/o della corrente di scambio sodio/calcio INa/Ca durante la fase di plctecu (fase 2) o la fase tardiva (fase 3) del PdA] su

un miocardio caratterizzato da un'elevata eterogeneità di ripolarizzazione [17].

Fisiologicamente, la ripolarizzazione del tessuto miocar-dico e ottenuta principalmente attraverso l'espulsione di ioni potassio dalle cellule (in contrasto con la depolarizzazione, sostenuta principalmente dall'entrata di ioni sodio). Un ruolo chiave in questo processo è giocato dalla cosiddetta corrente di rettificazione tardiva del potassio (Ik), costituita a sua volta da una componente rapida (Ikr) e una componente lenta (Iks), cui si oppongono le correnti in ingresso del sodio INa,L e del calcio ICa,L. L'efficienza delle Ik è una determinante fondamentale della durata del PdA. Nelle cellule di condu-zione di Purkinje e nello strato intermedio del miocardio (miociti di tipo M) la Iks di esercizio e normalmente meno intensa rispetto agli strati periferici e, di conseguenza, il PdA tende a essere piu prolungato rispetto a questi ultimi (disper-sione transmurale del PdA). Ogni fattore in grado di aumentare la dispersione transmurale del PdA accentua l'etero-geneitadi ripolarizzazione del miocardio e fornisce, quindi, il substrato elettrico per l'insorgenza della TdP. L'aumento della durata media del PdA usualmente associato alla maggiore dispersione transmurale e riflesso, nell'ECG di superficie, dalla durata del tratto QT.

Virtualmente tutti i farmaci in grado di favorire l'innesco di TdP si sono rivelati potenti inibitori della Ikr [17], essendo in grado di bloccare la specifica permeasi di membrana che la sostiene (il canale ionico per il potassio codificato dal gene HERG, Human Ether-a-go-go-Related Gene) (peresempio, tra i neurolettici: aloperidolo, droperidolo, tioridazina, pimo-zide, sertindolo) [37—41]. Poiche, come detto, negli strati intermedi del miocardio ventricolare la I^ dei miociti è meno performante, l'inibizione farmacologica selettiva della Ikr comporta, a questo livello, un prolungamento del PdA molto piu marcato di quanto non avvenga nelle fibre subendocardi-che ed epicardiche, con conseguente aumento della disper-sione transmurale. Effetto contrario hanno, invece, i farmaci che inibiscono le correnti di opposizione alla Ikr, ossia INa,L e ICa (anch'esse, per analoghe ragioni, elettricamente piu rilevanti negli strati intermedi del miocardio ove la Iks e piu debole).

La contemporanea inibizione di Ikr, INa,L e ICa determina in genere un allungamento diffuso della durata media del PdA (con conseguente allungamento del QT), senza pero aumen-tarne la dispersione transmurale. Questo modello spiegherebbe perché gli inibitori non selettivi della Ikr (inibitori pluricanale), quali per esempio amiodarone e verapamil, pur allungando il PdA in tutto il tessuto miocardico (e il tratto QTall'ECG fino a oltre 600 msec) non modificano la sua dispersione transmurale e non aumentino, quindi, il rischio di TdP [42,43], mentre gli inibitori selettivi della Ikr, per esempio sotalolo, a fronte di un simile allungamento del PdA e del QTaumentano drasticamente il rischio di TdP [44].

Anche altre considerazioni suggeriscono che la capacita di inibire la Ikr non sia l'unico attributo con cui un farmaco puo influenzare la dispersione transmurale del PdA in vivo: per esempio, in un test di confronto eseguito su cellule renali embrionarie umane HEK [45], aloperidolo ha mostrato una potenza inibitoria sulla Ikr (IC50 63 nM) superiore a tioridazina (IC50 390 nM) e sertindolo (IC50 210 nM), benché nella pratica clinica induca allungamenti medi del QT molto inferiori rispetto a queste molecole [46,47], e in assoluto modesti.

Da quanto discusso, emerge che l'allungamento del QT indotto da farmaci non implica invariabilmente un aumento della dispersione transmurale del PdA e non riflette neces-sariamente un rischio di TdP. Tuttavia, la sperimentazione ha dimostrato che per la maggior parte delle molecole finora indagate l'attitudine ad allungare il QTc oltre i 500 msec o di oltre 60 msec rispetto al basale (per frequenze cardiache < 60 si impiega il QT non corretto, per frequenze superiori il QTc) corrisponde a un aumento (non lineare) della frequenza di TdP. Questa stima concorda sostanzialmente con cio che si osserva nei pazienti con sindrome da QT lungo congenito, il cui rischio di TdP aumenta consistentemente per valori di QTc > 500 msec (in particolare aumenta di circa il 5% per ogni incremento del QTc di 10 msec oltre i 440 msec).

Neurolettici e QT

L'allungamento del QT indotto da farmaci e in genere un fenomeno dose-dipendente. La frequenza di allungamento del QTc oltre i limiti di norma aumenta passando da dosi equivalenti di clorpromazina < 1 g/die, a 1-2 g/die (OR 5,3) e a > 2 g/die (OR 8,2) [48]. Tuttavia, all'interno dell'intervallo posologico clinicamente utile (in termini di efficacia e tol-lerabilita generale), la specifica attitudine dei singoli farmaci ad allungare il QT (e quindi il potenziale proaritmico) puo differire anche marcatamente.

Uno studio condotto su pazienti schizofrenici con QTc basale normale (< 450 msec) trattati con vari neurolettici a dosi crescenti fino alle massime tollerate o raccomandate (tioridazina 300 mg/die, ziprasidone 160 mg/die, aloperidolo 15mg/die, quetiapina 750 mg/die, risperidone 16 mg/die, olanzapina 20 mg/die), ha mostrato che l'aumento medio della durata del QTc (stimato con la formula di Fridericia) à risultato molto pià marcato con tioridazina (29,6 msec) o ziprasidone (15,6 msec) che con aloperidolo (7,3 msec), quetiapina (4,8 msec), risperidone (3 msec) o olanzapina (1,1 msec) [49]. Le variazioni registrate con queste ultime quattro molecole sono state considerate clinicamente irrilevanti (in nessun caso il QTc ha superaro i 500 msec, o àe aumentato di oltre 75 msec rispetto al basale) [50].

In considerazione delle incertezze sulle relazioni tra allungamento del QTc e induzione di TdP, numerosi fattori clinici e laboratoristici vengono attualmente utilizzati per definireil profilo aritmogenico dei farmaci neurolettici. Nella trattazione che segue vengono riassunte in forma sistematica le piu significative evidenze sperimentali riportate in lette-ratura per le molecole maggiormente studiate, con partico-lare attenzione all'attitudine a bloccare i canali HERG, a inibire la Ikr e ad allungare il QTc negli esperimenti in vitro; all'attidudine ad allungare il QT durante il trattamento a dosi terapeutiche nelle sperimentazioni cliniche controllate; alla segnalazione spontanea di casi di TdP durante l'impiego clinico ordinario e agli effetti cardiotossici riportati nei casi di iperdosaggio.

Aloperidolo

La maggior parte delle TdP associate all'assunzione di aloperidolo à stata segnalata in pazienti ricoverati in Unità di Terapia Intensiva (per lo piu per problematiche cardiologiche) in cui il farmaco era somministrato per via ev a scopo sedativo

o antipsicotico, a dosi elevate (> 35 mg/die), nell'ambito di complesse terapie polifarmacologiche [51,52].

La TdP e la morte improvvisa sono complicanze note e ben documentate dell'intossicazione acuta da aloperidolo [52], ma sono state occasionalmente segnalate anche a dosi tera-peutiche, soprattutto per via ev [53], e molto piè raramente per via orale [54,55]. Va tuttavia considerato che le analisi multivariate dei dati ottenuti da diversi studi osservazionali in ambito strettamente psichiatrico (studi caso-controllo o di coorte) attribuiscono alla terapia con aloperidolo un ruolo minimo [4] o non significativo [3] nella composizione del rischio di morte improvvisa.

Uno studio di revisione condotto su 46 pazienti in terapia neurolettica deceduti per morte improvvisa con riscontro autoptico negativo ha evidenziato che il 13% assumeva aloperidolo (sempre in associazione con vari altri farmaci) e il 61% tioridazina (in pièu della metèa dei casi in monoterapia) [56].

Infine, benché in vitro aloperidolo si mostri in grado di inibire la Ikr bloccando i canali HERG aperti o inattivati, le concentrazioni a cui il fenomeno acquisisce rilevanza (IC50 > 20-100 nM) [15,37] paiono molto superiori a quelle usual-mente raggiunte dalla frazione plasmatica libera del farmaco nella comune pratica terapeutica (1-4nmol), e per dosi di 15 mg/die la Ikr risulta inibita solo del 15% (l'inibizione minima considerata necessaria per allungate il QTc a livelli clinicamente significativi è del 20%) [57].

Forse anche per queste ragioni l'attitudine del farmaco ad allungare il QTc in vivo appare ridotta e probabilmente poco significativa dal punto di vista clinico [48,49,58], anche a dosi terapeutiche elevate.

Clorpromazina

Esistono pochissime segnalazioni in letteratura di TdP asso-ciata all'uso di clorpromazina [59]. Tuttavia, in uno studio di coorte su 163 pazienti schizofrenici in terapia con neurolet-tici tradizionali (aloperidolo, fenotiazine, tioxanteni) l'ana-lisi di regressione ha individuato come fattori di rischio indipendenti per QTc lungo (> 453 msec) le malattie cardio-vascolari e il trattamento con clorpromazina, flupetixolo o flufenazina [60]. In base agli studi osservazionali disponibili, l'effettivo rischio aritmico correlato all'uso di clorpromazina rimane controverso [3,4].

Clozapina

Un allungamento dose-correlato del QTc e stato dimostrato in uno studio retrospettivo condotto su 61 pazienti schizofrenici in terapia continuativa [61]. In 2 casi sono stati registrati valori > 500 msec, tuttavia uno di essi aveva anomalie elettrocardiografiche giè prima di iniziare l'assunzione del farmaco e nell'altro il QTc si è normalizzato nonostante la dose di clozapina sia stata incrementata.

Il tasso di morti improvvise rilevato retrospettivamente nell'arco di quasi 7 anni in un gruppo di 5.479 pazienti e risultato 2,5 volte superiore nei soggetti trattati con clozapina (4 su 561) rispetto a quelli che assumevano altri neurolettici (14 su 4.918) [62]. Tuttavia, in quest'analisi, i dati non sono stati corretti per gli eventuali fattori confondenti; inoltre, l'autopsia era stata eseguita solo su 1 dei 4 dei

pazienti in terapia con clozapina (esito: embolia polmonare). Questo aspetto è particolarmente rilevante in considerazione della nota capacitèa del farmaco di determinare miocardite e miocardiopatia, potenziali cause di morte improvvisa non elettrica.

Droperidolo

Diversi casi di aritmie cardiache gravi o di morte improvvisa associati a droperidolo sono riportati in letteratura [63]. L'attitudine del farmaco a indurre un allungamento dose-dipendente del QTc, evidenziata inizialmente in ambito ane-stesiologico (un bolo ev somministrato come preanestesia induce incrementi medi del QTc di 37-59 msec per dosi tra 0,1 e0,25 mg/kg, o di 24 msec alla dose di 0,25 mg/kg) [64,65], e stata successivamente confermata nei pazienti psichiatrici [47].

Inoltre, in un ambito di concentrazioni sovrapponibili a quelle usualmente raggiunte nel plasma umano a scopo terapeutico (10-400 nmol), droperidolo si comporta da ini-bitore della Ikr e aumenta la durata del QT nei modelli di cuore animale perfusoisolato (porcellinodi Guinea). Analogo effetto sulla Ikrsi osserva nei miociti ventricolari isolati (IC50 28 nmol) e nelle cellule HEK293, che esprimono i canali HERG ad alta densita (IC50 32 nmol) [38]. Tuttavia in uno studio in doppio cieco di confronto con placebo eseguito su 120 pazienti da sottoporre a intervento chirurgico, la sommini-strazione di droperidolo per via ev a scopo antiemetico durante l'anestesia generale (0,625-1,25 mg) ha indotto, al tempo di picco plasmatico, un allungamento del QTc sovrap-ponibile al placebo, e nei due gruppi non si sono osservate differenze nel numero di pazienti con allungamenti > 10% rispetto al basale [66]. Inoltre, un'analisi retrospettiva su 15.374 pazienti trattati in Pronto Soccorso con droperidolo (18.020 dosi) per svariate indicazioni ha rivelato che il tasso di soggetti con QTc allungato (per definizione > 480 msec) dopo la somministrazione del farmaco (3,1%) non differisce significativamente da un gruppo di controllo (4%) [67].

Questi risultati supportano le conclusioni di un'analisi retrospettiva condotta su 12.000 pazienti trattati in urgenza per stati di agitazione acuta nell'arco di 10 anni, senza alcun caso di aritmia cardiaca clinicamente rilevante [68]. Dopo oltre 30 anni di impiego massivo in tutto il mondo, sia nella pratica anestesiologica sia in quella psichiatrica (25 milioni di fiale nel corso dell'anno 2000 solo negli Stati Uniti) non esistono documentazioni inequivoche di aritmie gravi o di morte improvvisa attribuibili a droperidolo; inoltre, non un singolo evento di questo tipo e citato in alcuno degli oltre 200 studi clinici controllati condotti alle dosi piè comunemente impiegate (2,5-10 mg ev) [69]. Le restrizioni d'uso imposte in questo contesto clinico dalle Autoritaè regolatorie di diversi Paesi paiono quindi ispirate da interessi meramente com-merciali [70] e alimentate da timori irrazionali e scientifica-mente infondati [71,72].

Olanzapina

Non esistono a oggi segnalazioni di TdP inequivocabilmente associate all'uso di olanzapina. In quattro studi randomizzati condotti su un totale di 2.700 pazienti con psicosi acuta [73] la frequenza di riscontro di un QTc > 450 msec durante

l'assunzione di olanzapina per via orale (10-20 mg/die) à risultata sovrapponibile a quella precedente al trattamento. La variazione del QTc non ha mai superato i 9 msec, e solo nel 10% dei casi il QTc ha superato i 430 msec (in nessun caso si sono osservati valori > 500 msec).

In una revisione di quattro studi randomizzati condotti su 1.251 pazienti acutamente agitati (schizofrenici, maniacalio dementi) in cui la terapia intramuscolare con olanzapina (1-3 iniezioni da 2,5-10 mg) era stata confrontata in doppio cieco con aloperidolo (1-3 iniezioni da 7,5 mg) o con placebo, la durata del QTc (stimata con le formule di Bazett e Fridericia) a 2 e 24 ore dalla somministrazione di olanzapina à risultata di 1-4 msec inferiore al valore basale e sovrapponibile, o significativamente inferiore, rispetto al placebo. Inoltre, in nessun paziente trattato con olanzapina il QTc ha superato i 500 msec, contro il 2,4% dei pazienti geriatrici trattati con placebo [74]. In vitro, a concentrazioni corrispondenti al picco plasmatico (Cmax) della frazione libera raggiunto nel trattamento a 20 mg/die (12,3 nmol), olanzapina riduce la Ikr del 14% [57] (livello critico > 20%); inoltre la IC50 (1,8 mmol) si situa di diversi ordini di grandezza oltre la concentrazione media della frazione plasmatica libera terapeutica (1,56,5 nmol) [15]. Questi valori, ancorché rassicuranti, non consentono tuttavia di escludere con certezza la possibilitàa di raggiungere livelli plasmatici critici in caso di associazione con potenti inibitori metabolici (inibitori del CYP 1A2) o in soggetti con grave insufficienza epatica e/o renale [75].

Pimozide

Questo farmaco àe stato implicato in diversi casi di aritmie cardiache gravi o di morte improvvisa [76]. In uno studio randomizzato di confronto eseguito su 40 pazienti con sindrome di Tourette, pimozide, ma non aloperidolo, ha indotto un significativo allungamento del QTc rispetto al placebo [77]. In vitro, pimozide si comporta da potente inibitore dei canali HERG umani clonati (IC50 18 nmol) [40].

Risperidone

Non esistono a oggi segnalazioni di TdP inequivocabilmente associate all'uso di risperidone. Gli allungamenti del QTc registrati durante l'assunzione di risperidone a dosi terapeu-tiche (in pazienti anziani) [78], o a seguito di accidentale iperdosaggio [79], sono di minima entità e probabilmente privi di rilevanza clinica [47,49]. In vitro, a concentrazioni corrispondenti al picco plasmatico (Cmax) della frazione libera raggiunto nel trattamento a 16mg/die (14,3 nmol), risperidone riduce la Ikr del 17% [57] (livello critico > 20%); inoltre la IC50 (261 nmol) [80] supera di due ordini di grandezza il limite superiore della frazione plasmatica libera considerata terapeutica (0,5-2 nmol) [15].

Tioridazina

Numerosi casi di TdP e di morte improvvisa associati all'as-sunzione di tioridazina sono stati riportati in letteratura dal 1963 a oggi [81], perfino nell'impiego a basse dosi (50 mg/die), in presenza di ipokaliemia. In una popolazione di 495 pazienti in terapia con neurolettici, valori di QTc significativamente superiori al limite di riferimento (fissato

a 456 msec dall'analisi di un gruppo di soggetti sani) sono stati rilevati con tioridazina (ORaggiustata 5,3) e droperidolo (OR 6,7), ma non con altri neurolettici (aloperidolo, clorpro-mazina, clozapina, flupentixolo, flufenazina, sulpiride, tri-fluoperazina, risperidone) [48].

In uno studio condotto su 299 pazienti intossicati da neurolettici (tioridazina 104, clorpromazina 69, trifluopera-zina 36, periciazina 35, aloperidolo 33, proclorperazina 18, flufenazina 8, altri 7), tioridazina è risultata più spesso associata a valori di QTc > 450 msec rispetto a ogni altro neurolettico (OR 4,7; p = 0,001) [82].

Dall'analisi multivariata dei dati relativi a 74 pazienti con patologie psichiatriche deceduti per morte improvvisa in 5 ospedali inglesi negli anni 1984-1995, l'assunzione di tioridazina, ma non l'assunzione di altri neurolettici (aloperidolo, clorpromazina, flupentixolo, flufenazina), è risultata un fat-tore di rischio indipendente per il decesso rispetto ai controlli (OR 5,3; p = 0,004) [3].

Infine, a concentrazioni simili (0,2-3 mmol) a quelle di picco raggiunte nei tessuti dei pazienti in trattamento (0,15-1 mmol), tioridazina inibisce la Ikrdi oltre il 40% (livello critico > 20%) [57] e aumenta la durata del QT nei modelli di cuore animale perfusoisolato (porcellinodi Guinea). Analogo effetto sulla Ikr si osserva nei miociti ventricolari isolati (IC50 1,25 mmol) e nelle cellule tsA201, che esprimono i canali HERG ad alta densité (IC50 32 nmol) [39].

Ziprasidone

Non esistono segnalazioni di TdP o di morti improvvise associate all'uso di ziprasidone. Negli studi di registrazione condotti su oltre 3.000 pazienti non si sono osservati casi di morte improvvisa o TdP o aumento della frequenza di sincopi, e il tasso di soggetti con QTc > 500 msec e risultato inferiore al placebo (0,06% contro 0,23%) [47].

Inoltre, nei 10 casi descritti di iperdosaggio (occasional-mente anche massivo, fino a 4,6 g) non sono stati osservati eventi avversi cardiovascolari di rilievo, e nei due pazienti per cui era disponibile un'adeguata documentazione ECG il QTc è risultato sovrapponibile al basale (ingestione di 1.880 mg) o superiore di soli 20 msec (ingestione di 3.240 mg) [47].

Tuttavia, alle massime dosi raccomandate (160mg/die), ziprasidone allunga significativamente il QTc (in media di 9,7 msec con la formula di Bazett), benché raramente a valori

> 500 msec. In uno studio di confronto con altri neurolettici ad alte dosi, ziprasidone ha indotto, in 33 pazienti, incrementi medi del QTc (15,6 msec, formula di Fridericia) inferiori a tioridazina (29,6 msec), ma superiori ad aloperidolo, quetia-pina, risperidone o olanzapina. Bencheé in nessun caso il QTc abbia superato i 500 msec, in 3 pazienti si èe registrato un allungamento di oltre 75 msec rispetto al basale [47].

Risultati simili sono stati ottenuti anche con dosi molto più elevate (240-320 mg/die), in 15 soggetti con psicosi refrat-tarie: l'aumento medio del QTc dopo l'inizio del trattamento e risultato di 3,4 msec rispetto al basale e in nessun caso si sono registrati incrementi di oltre 20 msec o a valori assoluti

> 460 msec [83].

Infine, In vitro, a concentrazioni corrispondenti al picco plasmatico (Cmax) della frazione libera raggiunto nel trattamento a 160 mg/die (4,1 nmol), ziprasidone riduce la Ikr del 22,7% [57] (l'inibizione minima considerata necessaria

per allungate il QTc a livelli clinicamente significativi e

del 20%).

Conflitto di interesse

L'autore dichiara di essere esente da conflitto di interessi. Bibliografía

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