Scholarly article on topic 'Ruolo della cistatina C come biomarcatore di danno renale acuto e come predittore indipendente di eventi cardiovascolari, mortalità e outcome funzionale a lungo termine'

Ruolo della cistatina C come biomarcatore di danno renale acuto e come predittore indipendente di eventi cardiovascolari, mortalità e outcome funzionale a lungo termine Academic research paper on "Animal and dairy science"

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Academic research paper on topic "Ruolo della cistatina C come biomarcatore di danno renale acuto e come predittore indipendente di eventi cardiovascolari, mortalità e outcome funzionale a lungo termine"

Italian Journal of Medicine (2012) 6, 195—201

ELSEVIER

Disponibile online all'indirizzo www.sciencedirect.com

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journal homepage: www.elsevier.com/locate/itjm

fc* Italian Jcuirnal nf Mmitint

ARTICOLO ORIGINALE

Ruolo della cistatina C come biomarcatore di danno renale acuto e come predittore indipendente di eventi cardiovascolari, mortalita e outcome funzionale a lungo termine

Role of cystatin C as a biomarker of acute kidney injury and as an independent long-term predictor of cardiovascular events, mortality and functional outcome

Carolina Marrani, Teuta Zenjelaj, Daniela Bartoli, Francesco Corradi*, Rinaldo Innocenti

SOD Medicina Interna (Direttore: Dr Alessandro Morettini), Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Firenze

Ricevuto il 20 maggio 2011; accettato il 13 febbraio 2012 disponibile online il 9 giugno 2012

KEYWORDS

Cystatin C; Acute kidney injury; Independent predictor; Cardiovascular events; Mortality.

Summary

Introduction: Serum cystatin C measurements as an early biomarker of acute kidney injury (AKI) is gaining acceptance as studies confirm and define its usefulness. The aim of this study is to determine whether increase in serum cystatin C has an impact on long-term mortality, independently from the presence of the kidney injury itself.

Materials and methods: A retrospective study (20-month follow-up) was conducted in 173 not selected hospitalized patients. According to serum cystatin C concentrations, patients were stratified in risk classes by quartiles (>0.55 and <1 mg/L; >1 and <1.17 mg/L; >1.17 and 1.57 mg/L; >1.57 and <5.29 mg/L). We compared the association of cystatin C levels with the risk for long-term mortality, after adjustment for age, sex, race and heart failure risk factors. Results: A relationship with higher serum levels of cystatin C and mortality was found in patients with and without AKI, being stronger in patients without AKI. After multivariate adjustment, the highest quartile of cystatin C (>1.5 mg/L) was associated with a lower risk for long-term mortality. The statistical analysis (Cox regression) of the independent variables as far as mortality is concerned confirmed the significance of our result (RR 3.60; IC 1.73-7.48; p = 0.001).

* Corrispondenza: Medicina Interna 1, Ospedale San Luca Nuovo, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, l.go Brambilla 3 - 50134 Firenze. E-mail: francesco_corradi@virgilio.it (F. Corradi).

1877-9344/$ — see front matter © 2012 Elsevier Srl. Tutti i diritti riservati. doi:10.1016/j.itjm.2012.02.007

Conclusions: In summary, elevated serum cystatin C level (>1.5mg/L) was strongly and independently associated with negative clinical outcomes such as mortality and cardiovascular events, independently from the kidney injury itself. The dosage of cystatin C might play an important role in clinical practice for the assessment of cardiovascular risk stratification. © 2012 Elsevier Srl. All rights reserved.

Introduzione

II danno renale acuto (Acute Kidney Injury, AKI) viene definito dallo Acute Kidney Injury Network (AKIN) come un rialzo della creatinina sierica pari ad almeno 0,3 mg/dL entro un inter-vallo temporale di 48 ore.

Sono state formulate alcune ipotesi riguardo ai mecca-nismi fisiopatologici in grado di spiegare la diretta propor-zionalité tra piccoli incrementi degli indici di funzionalita renale e outcome negativi [1]. A seguito di questi primi, ma importanti, risultati e in parallelo col processo che ha portato alla strutturazione della classificazione RIFLE (Risk, Injury, Failure, Loss, End-stage kidney disease), é scaturita la necessita di stabilire un cut-off diagnostico definitivo e largamente condiviso per l'insufficienza renale acuta.

Il gruppo ADQI (Acute Dialysis Quality Initiative), alcuni rappresentanti della ASN (American Society of Nephrology), della ISN (International Society of Nephrology), della NKF (National Kidney Foundation) e della European Society of Intensive Care Medicine, nell'ambito di un workshop orga-nizzato a Vicenza a tale scopo nel 2004, hanno concordato di definire ciascun declino acuto della funzionalitaa renale come AKI. La classificazione AKIN, basandosi sulla riduzione della velocita di filtrazione glomerulare (VFG) o del suo marcatore plasmatico indiretto, la creatinina, fornisce elementi per una diagnosi di outcome (insufficienza d'organo) piuttosto che di danno renale. Secondo questa definizione, sintesi finale della letteratura degli ultimi 15anni, éstato osservatoinvaristudi che anche piccoli rialzi della creatininemia si associano a un aumento significativo della mortalita e della morbilité [2—4]. Come rilevato in alcuni studi, la cistatina C quale predittore ha dimostrato un'efficacia maggiore della creatinina sierica, ma anche della valutazione della VFG stimata in base ai valori della creatinina [4—8].

Esistono, inoltre, evidenze recenti dalle quali emerge il ruolo della cistatina C anche come potenziale marcatore di rischio cardiovascolare. In questi studi e stato eviden-ziato come aumenti nei livelli di cistatina C si associno a un aumentato rischio di mortalité, incidenza di malattie cardiovascolari (infarto del miocardio, ictus ischemico, scompenso cardiaco, arteriopatia periferica) e sindrome metabolica.

La cistatina C si ée dimostrata un marcatore precoce e sensibile della stima della VFG, tuttavia si eé ipotizzato che essa possa rivelarsi un marcatore di mortalitaé indipendente dalla funzione renale [9].

Lo scopo del nostro studio e valutare la sensibilita, la specificitéa e la predittivitaé della cistatina C come marcatore di AKI, cercando di individuare un valore soglia da utilizzare come indice di AKI nella pratica clinica, e, secondariamente, quantificare l'incidenza e gli outcome clinici dell'AKI in una popolazione ospedaliera non selezionata.

Materiali e metodi Pazienti e metodi

Lo studio si è svolto presso la Struttura Organizzativa Dipar-timentale Medicina Interna 1 dell'Azienda Ospedaliero-Uni-versitaria Careggi di Firenze. Sono stati esaminati in maniera retrospettiva tutti i pazienti ricoverati dal 1 ° maggio 2008 al 31 ottobre 2008 per i quali era stato possibile ottenere il dosaggio della cistatina C plasmatica all'ingresso; questi stessi pazienti sono stati seguiti in un follow-up di circa 20 mesi dal primo ricovero. Per sottoporre all'analisi statistica un campione con dati indipendenti è stata considerata sol-tanto la prima ammissione ospedaliera.

Di ciascun paziente sono stati rilevati, mediante un appo-sito database, etè, sesso, presenza di ipertensione arteriosa, diabete mellito di tipo 1 o 2, esposizione tabagica, dislipi-demia, storia di scompenso cardiaco, coronaropatia, arte-riopatia periferica, pregresso ictus e insufficienza renale cronica, identificata da valori di creatinina sierica stabilmente > 1,5 mg/dL [10] (valore normale del nostro laboratorio di riferimento, corrispondente a VFG = 45 mL/min per 1,73 m2 di superficie in un paziente maschio dell'etè di 70 anni e del peso di 70 kg secondo la formula di Cockroft-Gault e a 49 = mL/min per 1,73 m2 secondo MDRD).

Il consenso informato èe stato ottenuto da tutti i pazienti presi in esame.

Misure di outcome

La prevalenza di AKI è stata stimata secondo la definizione AKIN [1], quindi è stata posta diagnosi di AKI per un rialzo della creatininemia > 0,3 mg/dL o un flusso urinario < 0,5 mL/kg per almeno 6 ore. Sono stati considerati come valore basale di creatinina sierica il valore piè basso e come valore di picco quello piè alto raggiunto durante la degenza. La classe AKIN è stata attribuita in base alla differenza fra questi due valori, indipendentemente dal tempo intercorso fra il loro rilievo. Per annullare l'errore dovuto ai diversi metodi di dosaggio sono stati considerati soltanto i prelievi analizzati dal laboratorio centrale della dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi.

I risultati sono stati calcolati tenendo conto del criterio temporale di insorgenza di danno renale stabilito dalla defi-nizione AKIN (48 ore) [11]; pertanto, i prelievi di cistatina C effettuati prima di 48 ore dall'insorgenza del danno in pazienti che hanno sviluppato AKI sono stati esclusi dall'analisi statistica.

Statistica

Le variabili continue sono espresse come media e deviazione standard. I valori sono esposti come valori assoluti o in

percentuale, a seconda dei casi. Levariabili categoriche sono espresse come numeri assoluti o percentuali e confrontate col test del x2, applicato anche per variabili multiple e indipendenti, o col test esatto di Fisher per piccoli campioni, in base alla numerosità del campione. Sono stati considerati statisticamente significativi test con p < 0,05. La sopravvi-venza dei pazienti e stata valutata e rappresentata graficamente con la curva di Kaplan-Meier. à stata eseguita l'analisi univariata dei risultati mediante la regressione logistica tramite il metodo di Cox per valutare l'indipendenza delle singole variabili in relazione all'end-point.

Risultati

Studio della popolazione

Nel nostro studio sono stati esaminati 206 pazienti, 33 dei quali sono stati esclusi dall'analisi per incompletezza dei dati o perche risultati irreperibili o scarsamente collabo-ranti per il follow-up. Il campione preso in considerazione é stato, quindi, di 173 pazienti. L'eté media e risultata di 75,2 ± 13,6 anni (mediana 79 anni). I pazienti presi in esame erano affetti da patologie plurime al momento del ricovero. La patologia pié frequentemente riscontrata é risultata l'ipertensione, con una frequenza del 54,3%,

mentre l'insufficienza renale crónica interessava il 9,8% dei pazienti studiati.

Incidenza, caratteristiche della popolazione e outcome clinici dei pazienti con danno renale acuto

Dei 173 pazienti studiati in modo retrospettivo, 53 (30,7%) presentavano AKI; di questi, 34 (64,2%) erano di sesso femminile.

In base al grado di severità del danno renale, secondo la scala AKIN, i nostri pazienti erano cosí distribuiti:

• il 19,6% (N = 34; 64% dei pazienti con AKI) à risultato in Classe AKI 1;

• il 4,6% (N = 8; 15% dei pazienti AKI) nella Classe AKI 2;

• il 6,4% (N = 11; 21% dei pazienti con AKI) nella Classe AKI 3.

Le caratteristiche generali, le patologie associate e la mortalitàa dei pazienti con e senza AKI sono riportate nella tabella 1. Come si puà notare, la mortalità della popolazione affetta da AKI à risultata significativamente maggiore rispetto ai pazienti non AKI (7,5% vs 0,8%; p < 0,01), come anche l'incidenza di insufficienza renale cronica nel gruppo dei pazienti con AKI rispetto agli altri (22,6% vs 4,2%; p < 0,0002). Sono risultati significativi, inoltre, l'età, lo scompenso cardiaco (15,1% vs 4,2%; p < 0,01), la sepsi

Tabella 1 Confronto tra pazienti AKI e non AKI.

Caratteristiche dei pazienti AKI N = 53 Non AKI N = 120 p

N % N %

Eté media (anni ± deviazione standard) 79,7 ± 9,9 7,61 ± 15,72 < 0,0001

Sesso (F) 34 64,2 61 50,8 0,17

Diabete mellito 15 28,3 29 24,2 0,51

Ipertensione 32 60,4 62 51,7 0,28

Insufficienza renale cronica 12 22,6 5 4,2 0,0002

Coronaropatia stabile 7 13,2 11 9,2 0,42

Coronaropatia instabile 4 7,5 21 17,5 0,08

Scompenso cardiaco 8 15,1 5 4,2 0,01

Aritmia 8 15,1 11 9,2 0,25

Arteriopatia obliterante polidistrettuale 7 13,2 8 6,7 0,15

Embolia polmonare 0 0,0 5 4,2 0,45

Infezione/polmonite 5 9,4 14 11,7 0,66

Sepsi 5 9,4 2 1,7 0,01

Malattie neurologiche 16 30,2 29 24,2 0,40

Neoplasia 10 18,9 20 16,7 0,72

Trauma 1 1,9 3 2,5 0,80

Malattie gastrointestinali 6 11,3 11 9,2 0,66

Anemia 26 49,1 38 31,7 0,03

Altre patologie 14 26,4 32 26,7 0,97

Decessi 4 7,5 1 0,8 0,01

Figura 1 Valori medi di cistatina C nei gruppi non AKI, AKI 1, AKI 2 e AKI 3.

(9,4% vs 1,7%; p < 0,01) e in misura minore l'anemia (49,1% vs 31,7%; p < 0,03).

Correlazione tra cistatina C e danno renale acuto

Confrontando i livelli medi di cistatina C per ciascuna sotto-categoria dei gruppi AKI con i pazienti non AKI, si puà osservare come differiscano i singoli valori da un gruppo all'altro (fig. 1).

I valori medi di cistatina C nelle varie classi AKIN sono risultati pari a 1,83 mg/L nei pazienti in Classe AKI 1, 1,60 mg/L nella Classe AKI 2 e 2,40 mg/L nella Classe AKI 3. Le differenze tra le varie classi risultano altamente significative, a esclusione di quella tra AK11 e AKI 2. La mancanza di significatività puo essere dovuta al numero esiguo dei pazienti in Classe AKI 2 con prelievo di cistatina C (N = 8 pazienti). Il rialzo in percentuale dei valori medi della cista-tina C nei pazienti AKI rispetto ai non AKI era del 74% per la Classe AKI 1, del 55% per la Classe AKI 2 e del 18,5% per la Classe AKI 3.

Caratteristiche della popolazione in base aiquartili di cistatina C

Al fine di caratterizzare meglio il potere predittivo della cistatina C, indipendentemente dal danno renale, la nostra popolazione à stata ulteriormente suddivisa in quartili cal-colati in base ai valori di cistatinemia.

In tabella 2 si puo osservare come i pazienti, all'interno dei singoli quartili di cistatina, differiscano significativamente per dislipidemia (p < 0,002), scompenso cardiaco (p < 0,01), AKI (p < 0,001) e insufficienza renale cronica (p < 0,001) intesi come fattori di rischio al momento del ricovero. Non sono invece risultati significativi la coronaro-patia (p = 0,5), il diabete (p = 0,4), l'ipertensione (p = 0,3) e l'arteriopatia obliterante polidistrettuale (p = 0,22). I vari gruppi differivano anche per i valori di creatinina basale (p < 0,001) e cistatina C sierica (p < 0,001).

Per l'analisi statistica delle variabili indipendenti in relazione alla mortalità à stato utilizzato il metodo della regressione di Cox. Il quartile di cistatina C pià elevato, corrispondente al valore > 1,5 mg/dL (RR 3,60; IC 1,737,48; p = 0,001), nel nostro campione si à rivelato un pre-dittore indipendente sia di mortalitàa per tutte le cause sia di mortalità per eventi cardiovascolari. Si visto, invece, come la

mortalita differisse tra il gruppo AKI e quello non AKI in modo meno significativo (p < 0,01).

E stato riscontrato, inoltre, che durante il follow-up l'incidenza di scompenso cardiaco (p < 0,01), la riospedaliz-zazione (p < 0,001) e la mortalita (p < 0,001) sono risultate significativamente maggiori nei pazienti con piu elevati valori di cistatina C, mentre non e risultata significativa l'incidenza della cardiopatia ischemica (p = 0,4).

Per analizzare i dati relativi alla sopravvivenza nel corso del follow-up, é stato utilizzato il metodo di Kaplan-Meier e, come si evince dalla figura 2, il danno renale si rivela un fattore di rischio significativo per mortalita (p = 0,01). Nei primi 6 mesi di follow-up la sopravvivenza dei pazienti con cistatina C > 1,5 mg/L e danno renale é sostanzialmente corrispondente ma, dopo 6 mesi di follow-up, valori ematici elevati di cistatina C, indipendenti dal danno renale, correlano con una prognosi peggiore rispetto ai pazienti con AKI. La sopravvivenza nella popolazione campione a 20 mesi di follow-up si mantiene piu elevata.

In relazione al valore di cut-off, la prognosi a lungo termine (20 mesi) si é mostrata differente tra i pazienti che presentavano valori di cistatina > 1,5 mg/L e pazienti che presentavano una cistatinemia inferiore a tale valore soglia (fig. 3).

Tramite la regressione logistica, il decesso e stato rap-portato a variabili quali eta avanzata, ipertensione, diabete, coronaropatia instabile, neoplasie, cistatina C > 1,5 mg/L, scompenso cardiaco. All'analisi multivariata sono risultati predittivi di mortalita l'eta (RR 3,28; IC 1,292-8,372; p = 0,024), livelli di cistatina C superiori al valore di riferi-mento (RR 3,60; IC 1,73-7,48; p = 0,001) e le neoplasie (RR 3,76; IC 1,65-8,56; p = 0,003) dopo la correzione per scompenso cardiaco, insufficienza renale cronica e danno renale.

Discussione

Il presente studio, seppur preliminare, permette di trarre alcune considerazioni.

Il dato sicuramente piu interessante e che la cistatina C e un fattore predittivo indipendente di mortalita, come emerge dai piu recenti dati di letteratura. Gli studi condotti su ampie casistiche di popolazione ospedaliera non selezio-nata rilevano un'elevata incidenza di AKI e mostrano come questo, quando presente, correli con un aumento della mortalita ospedaliera, della degenza media e della probabi-lita di riospedalizzazione a breve termine [3,12].

Il cut-off della cistatina C (1,5 mg/L) e stato scelto sulla base di uno studio preliminare condotto su un'ampia casistica di pazienti presso la Struttura Organizzativa Dipartimentale Medicina Interna 1 dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze nel 2008, volto a valutare la potenza della cistatina come marcatore di insufficienza renale acuta. In tale occasione, un valore di cistatina C > 1,5 mg/L correlava con la presenza di AKI e nello stesso studio i pazienti con AKI presentavano una maggiore mortalita intraospedaliera. Tut-tavia, nel presente studio, il danno renale acuto riscontrato durante il ricovero non ha presentato la medesima forza predittiva della cistatina C. a interessante osservare che tale dato, dovuto in parte all'esiguita del campione analizzato, trova analogie in letteratura [8] e sembra rafforzare l'ipotesi

Tabella 2 Caratteristiche della popolazione suddivisa in quartili in base ai valori di cistatina C sierica al momento del ricovero.

Quartili I II III IV p

Soggetti 40 45 44 44

Sesso (F) 20 24 22 1l 0,5

Sesso (M) 20 21 22 2l 0,4

Fumo S 9 15 11 0,3

Diabete 10 9 10 15 0,4

Ipertensione 19 25 22 2S 0,3

Dislipidemia l 11 1 9 < 0,002

Coronaropatia stabile 5 5 9 9 0,5

Coronaropatia instabile 2 1 2 4 0,5

Arteriopatia obliterante polidistrettuale 3 1 5 0,22

Scompenso cardiaco 2 1 4 9 < 0,01

Pregresso ictus 5 12 6 6 0,2

Broncopneumopatia cronica ostruttiva 1 2 5 3 0,3l

AKI 6 l 10 30 < 0,001

Insufficienza renale cronica 1 0 1 15 < 0,001

Decessi intraospedalieri 1 1 1 2 0,S

Decessi al follow-up 3 S 10 19 < 0,001

Decessi totali 4 9 11 21 < 0,001

Angina, infarto miocardico acuto, ictus al follow-up S 11 S 14 0,4

Arteriopatia obliterante polidistrettuale al follow-up l 6 S S 0,9

Coronaropatia al follow-up 2 6 6 S 0,3

Scompenso cardiaco al follow-up S S 14 20 < 0,01

Eventi cardiovascolari totali al follow-up 11 16 1S 19 0,4

Morbilità cardiovascolare al follow-up 9 l 15 11 0,2

Riospedalizzazione 9 16 1S 31 < 0,001

Creatinina basale 0,72 (DS 0,20) 1,11 (DS 2,1S) 0,94 (DS 0,23) 1,SS (DS 1,ll) < 0,001

Cistatina C 0,S5 (DS 1,26) 1,05 (DS 0,05) 1,33 (DS 0,11) 2,76 (DS 0,76) < 0,001

Figura 2 Curve di Kaplan-Meier per la sopravvivenza cumula-tiva: confronto fra valori di cistatina C > 1,5 mg/L, presenza di danno renale e campione generale.

Figura 3 Curve di Kaplan-Meier per la sopravvivenza cumula-tiva in pazienti con valori di cistatina C < 1,5 mg/L e > 1,5 mg/L.

del maggior valore predittivo indipendente di elevati valori sierici di cistatina C.

I risultati del nostro studio, pur condotto su una popola-zione numericamente inferiore, confermano sostanzial-mente i dati di letteratura riguardo alla capacità della cistatina C di essere predittore indipendente di mortalita a lungo termine (RR 3,44; IC 1,21-9,81; p = C,C21), mentrecio non e risultato per il danno renale acuto, sicuramente in relazione all'esiguità del campione.

In relazione ai valori di cistatinemia, dai nostri dati emerge che la mortalita per tutte le cause differiva in modo altamente significativo tra un quartile e l'altro (p < C,CCC1) e anche questi dati rispecchiano quelli della letteratura [5].

In numerose recenti pubblicazioni la cistatina C sembra significativamente associata anche a varie comorbilita; per esempio Ix et al. [6], dopo la suddivisione dei pazienti in quartili di cistatinemia, hanno mostrato come elevate con-centrazioni di cistatina C presentassero un rischio aumentato di insorgenza di scompenso cardiaco durante il follow-up, mentre non vi era differenza di incidenza tra i pazienti con e senza disfunzione renale o microalbuminuria [6].

Altri studi confermano tale correlazione [13] e il nostro studio, pertanto, correla con i dati di letteratura in quanto anche nella nostra casistica, la cistatina e risultata altamente significativa come fattore di rischio indipendente per scompenso (RR 2,48; IC 1,22-5,C7; p < C,C1). Inoltre in diversi scenari clinici à emerso che i soggetti che rientravano nel quartile piu alto di cistatina risultavano maggiormente a rischio di patologie cardiovascolari, in particolare infarto miocardico acuto, angina e ictus, e tale correlazione si e mantenuta significativa anche dopo aggiustamento per eta, sesso, razza e principali fattori di rischio cardiovascolari [14,15].

Shlipak et al. [5] hanno dimostrato, in proposito, come i pazienti appartenenti al quartile piu alto di cistatina C (> 1,3C mg/L) presentassero un'incidenza maggiore di ischemia inducibile, rispetto a quelli appartenenti al quartile piu basso (cistatina C < C,92 mg/L).

Infine, esistono dati a favore della correlazione tra elevati livelli di cistatina C e ipertensione arteriosa [16].

Lo studio di Koenig et al. [8] suggerisce che la cistatina C possa essere piu di un semplice marcatore di disfunzione renale. I soggetti con valori di cistatina C piu elevati risulta-vano avere un rischio raddoppiato di eventi cardiovascolari. L'aggiustamento secondo i valori di clearance della creati-nina stimata non modificava questi risultati.

E possibile, quindi, formulare alcune ipotesi sul ruolo eziopatogenetico della cistatina C. Innanzitutto, elevati valori di cistatina C possono riflettere la durata e la gravita di altri fattori di rischio stabiliti; per esempio, persone con una lunga storia di ipertensione incontrollata possono presentare ridotta funzione renale e maggiore suscettibilita agli eventi cardiovascolari [17]. In secondo luogo, la stessa riduzione della funzione renale puo essere un fattore di rischio per eventi cardiovascolari. In terzo luogo, elevati livelli di cistatina C possono influenzare direttamente il processo di rimodellamento della parete vascolare; alcuni studi hanno suggerito che, anziche i livelli circolanti, sia lo squilibrio tra proteasi e inibitori a determinare i loro effetti sul sistema cardiovascolare [18] agendo sull'equilibrio pro-teolitico/antiproteolitico in quanto le cistatin-proteasi

elastolitiche e i loro inibitori, fra i quali vi e la cistatina C, sono coinvolte nella patogenesi dell'aterosclerosi [19,2C]. E da considerare anche l'eventualità che la stessa cistatina C possa avere effetti tossici diretti che contribuiscono alla sua associazione con il rischio di ictus e di altri eventi cardiovascolari [21]. Infine, elevate concentrazioni di cistatina C sono state correlate anche con uno stato ipermetabolico [22].

Sono necessari, pertanto, ulteriori studi per comprendere il vero significato dell'incremento della cistatina C in questi vari scenari clinici. In particolare, a nostro avviso, studi che analizzino il ruolo prognostico della cistatina C in pazienti che non presentino danno renale.

Conclusioni

In accordo con i risultati degli studi finora condotti, il nostro studio conferma come la cistatina C, un biomarcatore sensi-bile e precoce di danno renale acuto, sia anche un forte fattore predittivo di mortalità a lungo termine. Inoltre, nel nostro studio, aumentati valori di cistatinemia correlano con un aumentato rischio cardiovascolare indipendentemente del danno renale stesso. Se tali risultati saranno confermati anche in futuro, il dosaggio della cistatinemia avrà un ruolo importante nella pratica clinica per la stratificazione del rischio cardiovascolare.

Conflitto di interessi

Gli autori dichiarano di non aver nessun conflitto di interessi.

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